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Durante il processo il boss Pesce «ammonisce» i giudici
e si scaglia contro il pubblico ministero distrettuale

Calabria

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PALMI (RC) – Un attacco al pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Alessandra Cerreti «colpevole» di averlo fatto andare al regime carcerario del 41bis ed un “ammonimento" ai giudici del Tribunale di Palmi con l'«augurio» che «esista un tribunale equo». A parlare così è stato Antonino Pesce, ritenuto il capo indiscusso dell’omonima cosca, facendo dichiarazioni spontanee nel corso del processo in corso davanti ai giudici del tribunale di Palmi a presunti capi e gregari della cosca Pesce.   Pesce ha anche «sfidato» il pm ad interrogarlo, «ma lei - ha affermato – non ha accolto la mia richiesta. Questa non è giustizia». Quindi ha aggiunto: «Per fortuna in Italia ci sono tanti giudici con la G maiuscola» ed ha citato un giudice che in passato ha assolto alcuni presunti esponenti della cosca, sostenendo «così si fanno i processi».   Antonio Pesce ha poi attaccato la collaboratrice Giuseppina Pesce, figlia di un altro boss, Salvatore, sostenendo che mente. «Tutta Rosarno mi rispetta – ha detto – perchè io rispetto tutti». Nei giorni scorsi, un altro presunto capo della cosca, detenuto al 41 bis, Giuseppe Ferraro, nel corso di dichiarazioni spontanee, aveva insultato l’ex procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ora a capo della Procura di Roma, ed il pm Cerreti. Quando gli è stato fatto notare che poteva incorrere in un reato ha risposto: «tanto sconto una condanna a 30 anni». 

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