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L'omicidio Martire resta un giallo
La Cassazione annulla la sentenza

Calabria

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COSENZA - Resta un giallo l’omicidio di Liberata Martire, la signora di etnia rom uccisa a colpi di fucile nella sua abitazione di via degli Stadi lo scorso 30 gennaio 2007. La Cassazione ha infatti annullato la sentenza di secondo grado con cui, lo scorso anno, la Corte d'assise d'appello di Catanzaro aveva assolto Rosa Bevacqua e i due figli, Marco e Roberto Mario, infliggendo una pena di 23 anni di carcere solo al terzo figlio, Francesco Mario, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio. La stessa Cassazione ha cancellato condanna e assoluzioni e ha rinviato tutto all'esame di un'altra sezione della corte d'assise d'appello di Catanzaro. La decisione arrive al termine di un iter processuale molto complesso. Tutti gli imputati – in primo grado – erano stati condannati a 30 anni di reclusione. Poi le due assoluzioni della Cassazione. I fatti risalgono dunque al 29 gennaio del 2007. Secondo le prime ricostruzioni quel giorno entrarono in azione più killer, armati di fucili a pallettoni. Si posizionarono davanti ad un appartamento ubicato al pianterreno e iniziarono a sparare dall’esterno. I proiettili, che passarono attraverso una finestra e la porta d’ingresso, colpirono a morte la sola Liberata Martire, intenta a preparare il caffè in cucina. La donna fu centrata alle spalle. Inutile risultò il trasporto all’ospedale dell’Annunziata. In quella casa quel pomeriggio, oltre alla Martire e al figlio Luca, c’erano altre persone, tra cui una donna in attesa. Per fortuna almeno loro non furono colpiti dai proiettili impazziti. Il vero obiettivo dei killer, e sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, pare fosse il solo Luca Bevilacqua, figlio della vittima. Nel corso delle indagini si scoprì, infatti, che aveva avuto un duro battibecco proprio coi fratelli Mario, pare per questioni di “cavalli di ritorno”. Da qui la decisione di entrare in azione, con la madre dei Mario che fu ritenuta l’organizzatrice del delitto. Secondo l’originaria accusa (in primo grado rappresentata dal pubblico ministero bruzio Giuseppe Cozzolino, che arrivò a chiedere l’ergastolo per i tre fratelli e 22 anni di reclusione per la loro madre) sarebbe stata infatti lei ad organizzare l’agguato e a spronare i figli durante l’azione. La donna fu accusata anche di aver raccolto ii bossoli da terra per cancellare ogni traccia della loro presenza. Tutti e tre i fratelli furono invece ritenuti gli esecutori materiali. A sparare, sempre secondo le originarie ricostruzioni (avallate dalla corte di Assise di Cosenza), sarebbero stati Francesco e Roberto. Marco fu invece accusato di aver portato una busta con le munizioni e rifornire i fratelli. I quattro furono tratti in arresto il 19 luglio del 2007, sei mesi dopo il delitto. Alla loro presunta responsabilità si giunse dopo una serie di intercettazioni, di esami stub e anche dopo le dichiarazioni di alcuni familiari della Martire, in particolare del marito e del figlio Luca, che hanno detto di aver visto il commando in azione, e in particolare la madre dei Mario. Ieri la sentenza di secondo grado, che ha decisamente cambiato le carte in tavola, assolvendo con la formula “per non aver commesso il fatto” Franca Bevacqua e i figli Roberto e Marco Mario. Resta Francesco Mario. Sarebbe entrato in azione solo lui, quel pomeriggio di cinque anni fa. Avrebbe utilizzato un fucile capace di caricare proiettili di diverso calibro. Ma per la difesa anche lui è da ritenersi innocente. Ora la parola passa di nuovo ai giudici.

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