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Il vescovo di Cassano Galantino contro l'omertà
«Bisogna dire no ai silenzi traditori e complici»

Calabria

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REGGIO CALABRIA – «Sono qui per confermare, assieme alla nostra Chiesa, che l’amore per il nostro popolo non può vederci complici di silenzi traditori e dilatori. La cultura dell’illegalità nasce e si sviluppa dove e quando si continua a chiedere 'per favore' ciò che è dovuto 'per diritto', nasce e si sviluppa dove la raccomandazione è considerata regola e sistema». Lo ha detto il vescovo di Cassano, mons. Nunzio Galantino, intervenendo alla Giornata della memoria celebrata durante i lavori della Commissione regionale antindrangheta.   «C'è un’Italia – ha detto il presule – che ha provato e continua a provare a reagire all’omertà, al malaffare e al compromesso, pubblici e privati. È l'Italia che non vuole arrendersi nè all’arroganza omicida nè ai cerimoniali e alle emozioni 'a comando'. E quando si fa memoria di coloro che sono stati uccisi dalla malavita, perchè, in una maniera o nell’altra, ne ostacolavano i progetti di malaffare, si crea cultura e si attivano progetti e percorsi intrisi di legalità. Una istituzione che promuove e celebra la 'Giornata della memoria e dell’impegnò, dopo aver contato e proclamato solennemente e con vero pathos i nomi delle vittime, deve con la stessa forza e con lo stesso pathos poter dire ad alta voce quali progetti concreti ha messo in campo perchè la cultura dell’illegalità possa arretrare».   «Senza una comunità consapevole della serietà e della gravità di quello che sta tragicamente all’origine della 'Giornata della memoria e dell’impegnò e cioè lo strapotere e l'arroganza della malavita che ha privato della vita e degli affetti tante famiglie – ha sostenuto ancora mons. Galantino - la strada per liberare il tessuto sociale dall’infezione della 'ndrangheta sarà ancora terribilmente lunga. Finchè non ci renderemo conto fino in fondo della capacità che sta mostrando la 'ndrangheta di pervadere il contesto sociale e farsi lei stessa istituzione e finchè non avremo capito che c'è stato un passaggio culturale dal mafioso che appoggiava il politico, al mafioso che cerca di farsi lui stesso politico, la strada per liberarci dalla virulenza della 'ndrangheta sarà ancora terribilmente lunga. I giovani, i poveri, le famiglie e quelli che non hanno su chi contare devono poter contare sulla Chiesa e su quanti hanno responsabilità di governo ai diversi livelli. Non attraverso la mortificante, ingiusta e diffusa pratica della raccomandazione, ma attraverso efficaci anche se certamente faticose progettualità condivise. È l'Italia che non vuole arrendersi nè all’arroganza omicida nè ai cerimoniali e alle emozioni «a comando». 

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