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Interdetta per mafia la ditta dell'assessore provinciale
La Prefettura di Reggio stoppa la "Agrumi Gr" di Rao

Calabria

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REGGIO CALABRIA - L’assessore provinciale di Reggio partecipa a un bando della Regione ma la sua azienda viene interdetta dalla prefettura per mafia. Questa volta non sono stati i collaboratori di giustizia (tra cui Giuseppina Pesce e Salvatore Faccinetti) a tirare in ballo l’assessore della giunta di centrodestra, Gaetano Rao. Ma direttamente il prefetto Vittorio Piscitelli. Anche se ora l'avvocato di Rao ha presentato ricorso contro il provvedimento. 

Andiamo ai fatti. L’impresa individuale “Agrumi Gr di Gaetano Rao” partecipa a un bando regionale. Da premettere che Rao da politico ha deleghe a forestazione, agricoltura, caccia e pesca, ovvero gli stessi ambiti che riguardano la sua attività imprenditoriale. Dopo la presentazione della domanda di partecipazione al bando il dipartimento agricoltura, foreste e forestazione della Regione chiede alla prefettura una informazione antimafia (ai sensi dell’ex art.10 Dpr 252/98”). La risposta è chiara e non lascia spazi a dubbi. Anzi. E’ uno schiaffo in pieno volto. 
«Si informa che la complessiva valutazione di tutti gli elementi acquisiti mediante gli accertamenti disposti per il tramite delle Forze di Polizia, induce a ritenere sussistente il pericolo di tentativi di infiltrazioni mafiose nell’ambito dell’impresa in oggetto (la “Agrumi Gr di Gaetano Rao”, ndr) - scrive il prefetto Piscitelli al dipartimento regionale - E’ emerso, nei confronti del titolare in oggetto, un complesso e ramificato quadro di pregiudizi penali, legami parentali e relazionali con persone contigue a cosca mafiosa. In particolare - aggiunge il prefetto - il nominato in oggetto intrattiene “contatti” con esponenti della criminalità organizzata; ciò è confermato non solo per i rapporti di parentela con soggetti della cosca Pesce e dalla frequentazioni con soggetti controindicati; ma, altresì e soprattutto, dai riscontri documentali di contiguità con soggetti riconducibili alle cosche mafiose della piana di Gioia Tauro, risultanti dall’ordinanza di custodia cautelare n.5275/07 Rgnr Dda della locale Procura della Repubblica. Pertanto - conclude Piscitelli - la presente informazione ha carattere interrdittivo». 
Ma si da il caso che il provvedimento questa volta non riguarda un semplice imprenditore ma anche un uomo delle istituzioni. Il nome di Rao oramai è alla ribalta sin dagli anni Ottanta, quando venne eletto sindaco di Rosarno. Colpa di parentele piuttosto scomode: Maria Montagna Spagnolo, sorella della moglie del boss di Rosarno, Giuseppe Pesce, è la madre dell’attuale assessore della giunta Raffa. Rao ha sempre respinto ogni accusa in merito a presunti connubi tra la sua attività politico-imprenditoriale e gli affari sporchi della famiglia di ‘ndrangheta di Rosarno.  
Quando fu Giuseppina Pesce a parlare di lui l’assessore replicò prontamente: «Con una perfezione, direi quasi cronometrica, si ripete lo stesso copione di sempre, con la macchina del fango delle dichiarazioni ad orologeria che riappaiono sui giornali col solo fine di gettare discredito e insinuare dubbi malevoli sulla mia onorabilità e la mia onestà. Sul mio conto solo calunnie, perché di questo si tratta. Ancora una volta in modo scenico dire quasi scenografico, vengo tirato in ballo senza che siano citati fatti e circostanze precise. Una tecnica maldestra che ha il solo fine di infangare la mia persona senza fare mai, e dico mai, riferimenti a fatti concreti. Nel corso della mia attività imprenditoriale e di quella politica non sono mai stato indagato né condannato per alcun tipo di reato. La mia attività professionale e politica, il mio essere a servizio della comunità, è quotidianamente, da sempre, sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole. Proprio per questi motivi ho fatto quello che ciascun uomo onesto dovrebbe fare, ho dato mandato ai miei legali di apprestare ogni azione a tutela della mia immagine e buona reputazione». Era un collaboratore di giustizia che lo accusava meno di un anno fa. Ma adesso alla prefettura di Reggio cosa dirà per dimostrare che ciò che è stato scritto è semplicemente riconducibile ad una macchina del fango?

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