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Dal 2006 resta senza risposte la morte in Costa Rica
del giovane calabrese rapinato: il caso in Parlamento

Calabria

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ERA il 15 dicembre 2006 quando Giorgio Gallo, 21 anni, veniva rapinato del computer e barbaramente ucciso, con un colpo di pistola, in Costa Rica, da due individui in motocicletta. Era originario di Maierà, nel Cosentino, ma la sua famiglia è stata presente per anni a Diamante dov'era titolare di un’attività

Appena arrivato in Parlamento, il sindaco di Diamante Ernesto Magorno, neo deputato pd, ha presentato un'interrogazione parlamentare a risposta scritta per chiedere di fare luce finalmente sulla vicenda per la quale, ancora nel 2009, la sorella Giuditta rivolse un appello per capire perché, pur avendo in mano elementi ben precisi, non si faccia giustizia e non si dia un nome agli assassini di Giorgio.  

Nell’interrogazione di Magorno vengono ripercorse le tappe del caso. Dopo solo 7 mesi e 4 giorni dall’omicidio, la polizia di San Jose, attraverso l'investigatore Lenin Rodriguez, venne a conoscenza dei nomi sia del mandante che dell’esecutore materiale dell’omicidio. Le prove raccolte furono insufficienti per poter portare la causa di Giorgio Gallo davanti ai tribunali del Costa Rica. Nel dicembre del 2011 la polizia dichiarò quindi il caso chiuso per mancanza di prove. Il caso dell’omicidio di Giorgio Gallo sarà archiviato nel 2016. 

«E' evidente che le istituzioni del governo del Costa Rica – afferma Magorno – hanno sempre creato attorno al caso grande ostracismo e poca collaborazione, così com'è palese la mancata sicurezza e tutela dei cittadini italiani ed in generale dei turisti in Costa Rica». Da queste premesse il Deputato Ernesto Magorno nella sua interrogazione sia al Ministro di Grazia e Giustizia e al Ministro degli Esteri chiede: «Cosa intendano fare i Ministri in indirizzo per tutelare il diritto alla giustizia dei cittadini italiani in questione e cosa il Governo, per quanto di sua competenza, intenda fare anche al fine di accertare la verità e affinchè i colpevoli vengano assicurati alla giustizia».

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