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Residuato bellico scoperto a Isola Capo R.
Le cosche si sono impossessate dell'esplosivo

Calabria

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ISOLA CAPO RIZZUTO - Quattro, forse cinque chili di tritolo. Sono quelli dei quali una mano esperta ha svuotato la “bomba tubo”, un residuato bellico risalente alla Seconda guerra mondiale rinvenuto con la spoletta ancora intatta nell’impervia località Marinella di Isola Capo Rizzuto, a strapiombo sul mare. L’ipotesi alla quale lavorano gli investigatori della Squadra Mobile di Crotone, diretti dal vicequestore Cataldo Pignataro, è che a impossessarsi dell’esplosivo siano stati gli uomini delle cosche. Nel maggio 2008 gli investigatori della Mobile mettevano a ferro e fuoco Papanice, teatro diretto, poche settimane prima, di una faida sanguinosa che nel giro di cinque giorni seminò tre morti tra Papanice (due) e Isola (uno). In quel contesto investigativo fu scovata una bomba, rudimentale ma potente, in grado di mandare in frantumi anche un’auto blindata, nascosta tra copertoni e rottami, insieme ad altre tre bombe in via di fabbricazione e a un chilo e 200 grammi di esplosivo, presumibilmente derivante dallo scarico di ordigni bellici, contenente tracce di tritolo. Con quel materiale sarebbe stato possibile costruire una ventina di altre bombe analoghe. Chi fabbricò quei “giocattoli”, emerse da un primo esame, era un esperto, almeno quanto quello che ha svuotato la bomba tubo scoperta l’altro giorno a Isola. Per la cronaca, con l’accusa, anche, di aver custodito un arsenale sotto terra, fu arrestato, nel maggio 2008, il presunto autista del boss scissionista di Papanice Leo Russelli (quest’ultimo è stato condannato per il delitto Megna, nel luglio 2011, in primo grado, all’ergastolo, pena rideterminata in 30 anni di reclusione nel gennaio scorso), ovvero Rocco Aracri, condannato nel dicembre 2009 a sei anni (confermati in Appello, anche se la Cassazione annullò con rinvio). Sarebbe stato lui il presunto custode delle famigerate pipe bomb e anche per questo oltre che per associazione mafiosa, armi, droga e estorsioni è stato condannato nel processo Herakles a 6 anni e 8 mesi ridotti, in Appello, a 3 anni e 6 mesi ma la Cassazione ha annullato con rinvio e il nuovo processo di secondo grado viaggia ormai verso la maxi sentenza (in particolare, per lui il pg chiede 15 anni).

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