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Sequestrati oltre 2 milioni di euro di beni
Sigilli anche a 18 appartamenti e una colonnina

Calabria

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CATANZARO - Beni per un valore di circa due milioni di euro sono stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro al 59enne Mario Falcone, sorvegliato speciale residente a Cutro (Crotone), tratto in arresto nel febbraio del 2009 per usura ed estorsione. Tra i beni posti sotto sequestro risultano un compendio aziendale e quote sociali della «F.M.C.P. s.a.s. di Lanatà Luigina», con sede in Botricello (provincia di Catanzaro), che gestisce un impianto di carburanti con annesso bar nello stesso comune; 18 unità immobiliari; 5 rapporti finanziari; 4 mobili registrati. Il provvedimento è stato adottato dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Crotone a seguito di articolata proposta elaborata dal direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Arturo De Felice. Il Collegio della prevenzione ha ritenuto che non sussistono «dubbi in ordine allo stabile inserimento del proposto all’interno di un’associazione per delinquere con stretti rapporti d’affari con la criminalità organizzata, con coinvolgimento diretto nell’attività criminosa». Così come è stato evidenziato che «rispetto alla commissione dei fatti per i quali l’odierno proposto ha subito la prima misura custodiale in carcere, risalente al 2009, Falcone, negli anni successivi, non ha dimostrato resipiscenza, risultando anzi autore di ulteriori azioni criminali e in particolare del reato di usura, sino alle nuove ordinanze del 12 luglio 2011 e del 26 aprile 2012 irrogative, rispettivamente, della misura degli arresti domiciliari e dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza; e ciò a dimostrazione dell’attualità della pericolosità sociale del proposto». Con questi presupposti la Dia di Catanzaro ha eseguito accertamenti patrimoniali che hanno riguardato, per un arco temporale compreso tra il 1985 e il 2010, tutti i cespiti in qualunque modo riconducibili a Falcone, l’analisi dei bilanci aziendali, copiosa documentazione bancaria, allo scopo di documentare, tra l'altro, la netta sproporzione tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte dirette e le attività economiche esercitate. 

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