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Pizzaiolo-clochard finisce in ospedale a Potenza
Dormiva in auto in attesa di tornare a Catanzaro

Calabria

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«Colgo l’occasione per annunciare, da questo che è il luogo simbolo del vino italiano, che prima dell’estate sarà inaugurata un’enoteca regionale della provincia di Cosenza, che avrà sede all’interno del Palazzo della Provincia». Con questo commento il presidente Mario Oliverio, da Vinitaly ha annunciato l’imminente apertura dell’enoteca regionale.
Il presidente della Provincia ha partecipato alla presentazione ufficiale dell’Accademia del Magliocco, presso lo stand nelle Terre di Cosenza al Vinitaly. L’idea della Camera di Commercio di Cosenza è quella di creare una struttura dedicata, che si occupi in modo esclusivo di questa risorsa dotando il settore di un laboratorio di studio e valorizzazione, capace di evidenziare le peculiarità del territorio, traducendole in supporto dell’intera filiera enogastronomica ed enoturistica.

 

POTENZA – Cinque mesi in un’auto per poi finire in ospedale, con una broncopolmonite a distruggere qualsiasi aspettativa. Tutto mentre finalmente si era arrivati ad una soluzione, con una colletta finita e un biglietto del treno acquistabile per poter tornare a Catanzaro. E invece il destino a volte è più beffardo dell’esistenza stessa. Sembra che nella vita di Sante, pizzaiolo di Catanzaro che per cinque mesi ha vissuto dormendo in un’auto nel piazzale dell’Anas di via Nazario Sauro, a Potenza, le cose non si mettano a posto neanche nel momento in cui tutto sembra andare per il verso giusto. E la sua storia riaffiora a distanza di pochi giorni da quella di un altro clocard originario del Catanzarese, morto a Milano.

Adesso, in quel piazzale di Potenza, delle tre auto ne sono rimaste soltanto due. Una è stata rimossa poco prima di Pasqua, subito dopo il ricovero di Sante. In quella macchina c’erano tutti i vestiti che l’uomo utilizzava. Adesso sono gettati a terra: mutande, pantaloni, maglie, sciarpe. 

I vestiti nel fango e due carcasse d’auto ricordano che qui qualcuno ci ha vissuto fino a poche settimane fa. I vetri fatti a pezzi e meticolosamente gettati sui sedili, le spugne divelte, una borsa termica consunta. Tutta la memoria di questi mesi di Sante Grande adesso stazionano lì. Fino al ricovero lo si vedeva spesso al bar, imbracciava dei fogli scritti a penna con una grafia minutissima e negli ultimi tempi era dimagrito tanto. A rimuovere l’auto è stata la Polizia Municipale, anche se al telefono il comandante Donato Pace ha raccontato di averlo visto al bar in evidente stato febbricitante. «Siamo stati noi - ha detto - ad avvertire il 118» ma sulla vicenda dell’auto rimossa glissa inesorabilmente. Anche i vestiti gettati per strada «non sono di Grande, sono lì da tanto tempo». In realtà non è proprio così, perché chi ha avuto modo di conoscere Sante sa che quelli sono realmente i suoi abiti. E mentre Sante passa il suo tempo su un letto di ospedale, si pensa anche a rimuovere le altre auto, le ultime “case” del pizzaiolo arrivato a Potenza per cercare lavoro e rimasto invece in attesa di poter racimolare qualche soldo e tornare a Catanzaro. «Abbiamo avvertito la famiglia - ha affermato Pace - la madre e un fratello che vivono a Cassino». Di fatto però il trasferimento in opedale è sembrato un pretesto per poter togliere dalla vista una delle tre carcasse d’auto. E le altre sembra che verranno rimosse presto. Il terreno infatti risulta di proprietà dell’Anas, e il comandante dei Vigili dice che «è in atto una procedura, che è diversa da quella relativa al suolo pubblico». Insomma, a Sante vogliono togliere anche quella che è stata la sua casa per cinque mesi, oltre a gettare la sua memoria in una pozzanghera, quasi a ribadire che non c’è spazio per lui da queste parti.

Sante intanto cerca di rimettersi in sesto, contando sulla solidarietà di tanti nonostante il suo burrascoso passato. Per tutti dovrebbe esserci una possibilità di rivalsa, non per lui a quanto pare. Intanto quei 40 euro per tornare a casa sono gelosamente custoditi da chi ha messo in piedi la colletta, in attesa di riaccompagnarlo su un treno ritrovare la possibilità di una nuova vita, lontano da sguardi fin troppo indiscreti e gesti compiuti senza un briciolo di coscienza. 

 

 

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