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Processi senza fine, per consulente tecnico
chiesto il giudizio: tre anni senza perizie

Calabria

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CATANZARO – Perizie “dimenticate” e udienze rinviate all’infinito. Processi ultraventennali e uffici giudiziari intasati da migliaia di fascicoli. Sono gli “ingredienti” di quella giustizia “lumaca”, che, nel solo distretto di Catanzaro, registra oltre 10 mila procedimenti ancora pendenti. Il presidente della Corte d'appello ha lanciato l’allarme. Il sostituto procuratore, Carlo Villani, ha fatto di più. Ha acceso i riflettori e messo “sotto accusa” i Ctu (Consulenti tecnici d’ufficio) che, a suo parere, hanno contribuito a dilatare i tempi dei procedimenti passati sotto la lente di ingrandimento. E, per uno di loro, ha già tirato le somme. Con tanto di richiesta di rinvio a giudizio già spedita alla volta del gup, che ora dovrà fissare la data dell’udienza preliminare al termine della quale decidere se mandare o meno sotto processo un professionista di Sellia Marina, Luigi Opipari, a carico del quale il magistrato ha contestato l’accusa di omissione in atti d’ufficio. Ipotesi di reato legata a ben cinque perizie che il Ctu non avrebbe depositato nei termini previsti, nonostante i diversi solleciti che i giudici di turno si sarebbero visti inutilmente costretti a formulare. 

Un’accusa rimasta in piedi anche dopo l’avviso di chiusura delle indagini, che, nei mesi scorsi, aveva fornito all’imputato e al suo difensore di fiducia, l’avvocato Antonio Giglio, la possibilità di difendersi nelle sedi opportune. Accusa, dunque, ribadita dal sostituto procuratore, Carlo Villani, determinato a mandare il Ctu sotto processo, per rispondere di quel mancato deposito di ben cinque relazioni di consulenza tecnica, relative ad un procedimento civile, vertente tra il Mef (Ministero dell'Economia) e alcuni dipendenti. In pratica, secondo la ricostruzione accusatoria formulata dal magistrato, il professionista in questione, nominato Ctu, con cinque distinti separati provvedimenti del giudice civile di Catanzaro del 25 giugno 2010, era stato incaricato di valutare l'asserita validità permanente, ed il suo grado, dei dipendenti. Incarico mai portato a termine, secondo la ricostruzione dei fatti confluita nel provvedimento del magistrato, che contesta all’imputato di non aver mai sottoposto a visita medica i dipendenti in questione.
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