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Cadavere in fondo al porto di Reggio Calabria
Si sospetta si tratti di Francesco Calabrò

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Dei resti umani sono stati trovati nel corso della serata di ieri all’interno di una Smart nel fondale del porto di Reggio Calabria. Dai primi accertamenti è emerso che potrebbero appartenere a Francesco Calabrò, l’imprenditore scomparso nel 2006 e fratello del collaboratore di giustizia Giuseppe Calabrò. Sul posto sono intervenuti gli agenti della squadra mobile, i vigili del fuoco ed il personale della Capitaneria di porto. I sommozzatori che hanno raggiunto l’automobile hanno intravisto i resti del cadavere. Gli investigatori ritengono che i resti ritrovati nel fondale del porto di Reggio Calabria sarebbero di Francesco Calabrò perchè l’imprenditore scomparve proprio mentre era a bordo di una Smart di colore giallo. L’automobile era adagiata sul fondale del porto ad una profondità di una quindicina di metri. Sul posto sono intervenuti gli agenti della squadra mobile che hanno avviato le indagini. Per avere la certezza sull'identità della persona a cui appartengono i resti a bordo dell’automobile bisognerà attendere comunque che venga fatta la comparazione del Dna. Il collaboratore di giustizia Giuseppe Calabrò, fratello dell’imprenditore Francesco Calabrò è stato condannato con sentenza definitiva alla pena dell’ergastolo per l’omicidio di due carabinieri, commesso il 18 gennaio 1994, ed il ferimento, avvenuto in due episodi distinti, il 2 dicembre 1993 ed il primo febbraio 1994, di altri quattro militari dell’Arma. Nell’agguato del 18 gennaio 1994 furono uccisi i carabinieri Antonino Fava e Giuseppe Garofalo, in servizio a Palmi (Reggio Calabria) che, a bordo di un’automobile di servizio, stavano percorrendo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria diretti a Scilla per fare la scorta ad un detenuto proveniente da Messina. Nelle altri due sparatorie rimasero feriti i militari Vincenzo Pasqua, Silvio Ricciardo, Martolomeo Musicò e Salvatore Serra. Giuseppe Calabrò, arrestato dai carabinieri il 3 maggio 1994, per l’omicidio dei due militari, confessò di avervi preso parte e cominciò a collaborare con la giustizia, fornendo i nomi dei complici, i particolari sulla dinamica degli attentati e i motivi per i quali furono compiuti.

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