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Vertici ex Banca di Roma a processo per usura
Manager accusati per tassi a gruppo De Masi

Calabria

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REGGIO CALABRIA - E' stata fissata per il 14 giugno 2013 l’udienza collegiale dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria a carico dei Direttori Generali della ex Banca di Roma,Pietro Celestino Locati, Vincenzo Tagliaferro, Alessandro Maria Pozzi, Matteo Arpe e Roberto Marini, per rispondere del reato di usura perpetrato in danno del Gruppo calabrese De Masi. Gli imputati sono i vertici di Banca di Roma Capitalia. Il procedimento scaturisce dal primo processo tenutosi a Palmi che ha visto la sentenza definitiva della Cassazione, che, pur confermando il reato di usura, si era concluso col proscioglimento dei Presidenti Geronzi, Abete, Marchiorello per «errore scusabile» e per la mancanza di dolo specifico. 

Il procedimento vedrà coinvolti i direttori generali ed altri manager, che nel periodo contestato hanno diretto o gestito la Banca. «Questo è un altro tassello importante di una vicenda che in molti hanno inizialmente sottovalutato, – dice Giacomo Saccomanno, legale del gruppo De Masi – ma che ha riscritto in Italia il rapporto tra banca e cliente, come tutti sanno bene, facendo sì che oggi cittadini ed imprenditori possono legittimamente far valere i propri diritti. Sono passati circa 10 anni di dure battaglie legali e questo è un’altro importante risultato dei tanti che sono in essere presso le Procure della Repubblica e i Tribunali d’Italia. Come avvocato e come cittadino – continua – sono convinto che alla fine la verità emergerà e dopo tante ed innumerevoli battaglie, molto difficili, i responsabili di azioni criminali ai danni della collettività, come quelli perpetrati dalle banche e dai banchieri, ai danni di cittadini ed imprenditori, verranno puniti severamente, così come prevede la legge e come avviene in tutto il mondo, anche se i responsabili sono illustri e potenti personaggi. La legge in questo Paese – conclude – è uguale per tutti e gli sforzi che stiamo tutti facendo anche a questo servono: evitare che vi possano essere delle zone di evidente impunità».

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