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Duisburg, condanne in appello per sorelle boss
Attacco ai giudici: «Solo Dio può giudicare»

Calabria

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REGGIO CALABRIA - I giudici della Corte d’appello di Reggio Calabria, riformando parzialmente la sentenza di primo grado del gup, hanno condannato sei persone a pene variabili da un anno e quattro mesi a otto anni. Tra i condannati per associazione mafiosa figurano anche Angela e Teresa Strangio, sorelle di Giovanni, ritenuto l'ideatore ed uno degli autori della strage di Duisburg del Ferragosto 2007 in cui furono uccise sei persone e che rappresentò il culmine della faida di San Luca tra le cosche di 'ndrangheta Pelle-Vottari e Nirta-Strangio. Angela Strangio è stata condannata ad otto anni (otto anni e otto mesi in primo grado, il 31 maggio 2011) e Teresa a sette anni e quattro mesi contro gli otto anni inflitti dal gup al termine di un processo con rito abbreviato scaturito da un troncone dell’inchiesta Fehida contro le cosche di San Luca. Le condanne sono state duramente contestate dalle due imputate, che in una nota sostengono che «nessun essere umano dovrebbe ergersi a giudice di un altro essere umano perchè uno solo è il giusto giudice, Dio». 

Dopo avere definito il fratello «un innocente mandato all’ergastolo senza un giusto processo, senza un solo indizio che lo collochi sul luogo del delitto», Angela e Teresa Strangio commentano la loro condanna dicendo di provare «solo tanta amarezza ed indignazione». «Ci hanno fatto aspettare – proseguono – rinviando di volta in volta l’udienza perchè si doveva aspettare la Cassazione per decidere sulle nostre sorti, facendo di tutta l’erba un fascio. Ora qualcuno ci deve spiegare a quale scopo abbiamo aspettato visto che non abbiamo avuto lo stesso trattamento degli altri. Le altre donne sono state assolte in primo grado e altre condannate ad un anno e pochi mesi, con la sospensione. Donne che, stando agli atti, portavano uomini armati a summit nei bagagliai delle proprie auto, ma ciò nonostante non hanno avuto lo stesso trattamento di noi sorelle Strangio. Perchè per noi non è stata riqualificata l’imputazione, perchè ci chiamiamo Strangio?». «E' vera – proseguono le due sorelle – la trattativa tra Stato e 'ndrangheta? In questi procedimenti sono stati assolti quasi tutti. Solo noi siano state condannate per 416 bis, senza attenuanti malgrado fossimo incensurate. In questi procedimenti sono stati assolti solo gli infami ed i tragidiatori. Allora è vero che a pagare sono sempre gli innocenti ed i mafiosi vengono assolti?». 
L'INCHIESTA. L’inchiesta “Fehida 3”, l’inchiesta condotta dalla squadra mobile di Reggio Calabria, riguardava i presunti killer della strage di Duisburg, e coloro che spalleggiarono, soprattutto dopo l’eccidio di ferragosto, gli esponenti del clan Nirta-Strangio. Sarebbero stati questi ultimi a proteggerne la latitanza, riuscendo a fare sì che gli uomini della cosca potessero costantemente mantenere i rapporti con San Luca ed i loro familiari. Secondo gli investigatori sarebbe esistita una fitta rete di favoreggiatori che hanno fatto si che gli uomini dei Nirta-Strangio godessero di una protezione assoluta per tutto il periodo di latitanza in terra d’Olanda. Come figure principali di “Fehida 3”, emergerse il ruolo delle sorelle di Giovanni Strangio, che, come scritto nell’ordinanza, non prestavano agli uomini della famiglia solo un supporto spinto dall’affetto parentale, ma erano in piena conoscenza e ben inserite nelle dinamiche del clan.

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