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Crotone, assolto dal voto di scambio mafioso
l'ex assessore provinciale Gianluca Marino

Calabria

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CROTONE - Niente tentacoli sulla Provincia di Crotone. L'ex assessore provinciale del Pdl Gianluca Marino, di 41 anni, è stato assolto, perché il fatto non sussiste, dall'accusa di voto di scambio politico-mafioso. E' stato, invece, condannato per violazione della legge elettorale, esclusa l'aggravante mafiosa, a un anno e quattro mesi di reclusione. Lo ha deciso ieri il Tribunale penale presieduto da Massimo Forciniti che, contestualmente, ha concesso a Marino la sospensione condizionale della pena ma lo ha, comunque, sospeso dal diritto elettorale, da tutti i pubblici uffici e lo ha privato del diritto elettorale e di eleggibilità per cinque anni. In una precedente udienza, il pm Pierpaolo Bruni per Marino aveva chiesto una condanna a quattro anni. Una sentenza che fa il paio con la decisione del ministero degli Interni che nel maggio dello scorso anno, a conclusione di un'attività di accesso antimafia protrattasi per sei mesi, escluse infiltrazioni o condizionamenti mafiosi sull'ente intermedio presieduto da Stanzo Zurlo, anch'egli Pdl. Anche i coimputati nel presunto voto di scambio sono stati condannati, come Marino, previa riqualificazione del reato in corruzione elettorale ed esclusa l'aggravante mafiosa, ma hanno ottenuto pene superiori alla sua. Michele Cava e Giovambattista Morabito, rispettivamente di 60 e 42 anni, sono stati condannati a due anni e a due anni e sei mesi. Pena sospesa per il solo Cava, sospensione dal diritto elettorale e dai pubblici uffci per entrambi. Anche per loro due il pm aveva chiesto 4 anni. Ridimensionate le accuse anche per gli imputati di narcotraffico, accusa dalla quale Mario Bruni, latitante, Luigi Spagnolo, di 29 anni, Damiano Bevilacqua, di 38 anni, sono stati assolti anche se sono stati condannati per spaccio di stupefacenti rispettivamente a 6 anni e 6 mesi, 6 anni e 4 mesi, 6 anni e 2 mesi (nei loro confronti il pm aveva chiesto, rispettivamente, 16, 14 e 10 anni). Affonda, dunque, il vascello accusatorio, non essendo stata accolta la tesi del pm secondo cui le nuove leve del clan Vrenna turbarono le elezioni provinciali del 2009, vinte dal candidato Zurlo, eletto presidente

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