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Soldi "spariti" alla Provincia di Vibo Valentia, a giudizio
nove persone tra impiegati e dirigenti dell'ente

Calabria

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VIBO VALENTIA - Sono nove le persone per le quali il procuratore capo Mario Spagnuolo e il sostituto Michele Sirgiovanni hanno chiesto al gip – ottenendolo – il giudizio immediato. Sul tavolo del magistrato delle indagini preliminari tutti gli incartamenti del lungo e dettagliato lavoro investigativo – con incroci di dati, cifre e numeri – messo in atto dai finanzieri al comando del tenente colonnello Michele Di Nunno che per mesi hanno eseguito accertamenti di tipo documentale sviscerando delibere, mandati di pagamento, nonché provvedendo, unitamente al pm Sirgiovanni, ad ascoltare le dichiarazioni rese dagli stessi indagati. L'inchiesta è relativa all'ammanco milionario alla Provincia di Vibo Valentia scoperto nel settembre dello scorso anno per un ammontare di un milione e 350 mila euro. Il giudizio immediato è stato ottenuto per Mirella Currò, ex dipendente in servizio presso l'ufficio Affari finanziari della Provincia, il marito Baldessare Bruzzano, e le parenti Maria Menna e Valentina Macrì, la dirigente del settore Affari Generali Armanda De Sossi, il segretario generale della Provincia, Francesco Marziali e il dirigente degli Affari generali Antonio Vinci. 

Tutti indagati nella prima fase dell'indagine denominata "Odor Lucri" e condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Vibo e dai colleghi della Valutaria di Reggio Calabria. Gli altri due per i quali il gip Gabriella Lupoli ha accordato il giudizio immediato anche per l’ex direttore generale della Provincia Ulderico Petrolo, per l’apposizione di una firma, che l’interessato ha riferito in sede di interrogatorio al pm – che aveva disposto una perizia grafologica - non essere la sua, e il dirigente Fortunato Sicari. Sotto la lente di ingrandimento erano finiti ben 18 mandati di pagamento emessi da Mirella Currò in concorso col marito e le parenti, nell'arco temporale compreso tra agosto 2009 e dicembre 2011. Mandati per false prestazioni di servizio a nome di prossimi congiunti, inducendo in errore l’amministrazione di appartenenza che, in più riprese, liquidava somme per un valore totale di oltre 1,3 milioni di euro. Importi che andavano da un minimo di 8.000 euro come nella prima occasione datata giugno del 2009 fino ad un massimo di 150.000, emesso nel dicembre del 2011 che rappresenta l'ultimo in ordine di tempo. Poi più nulla.

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