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Il boss Soriano dava ordini
ai familiari anche dal carcere

Calabria

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VIBO VALENTIA - Si sono conclusi nell’aula bunker del Tribunale di Vibo Valentia l’esame ed il controesame del comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo, Nazzareno Lopreiato, principale teste dell’accusa nel processo "Ragno" contro il clan Soriano di Filandari. Dalla deposizione del luogotenente dell’Arma, è emerso che il presunto boss Leone Soriano avrebbe dato anche dagli arresti domiciliari le direttive ai propri congiunti ed affiliati in ordine ai danneggiamenti da compiere. 

Fra questi, uno sarebbe stato diretto a far saltare in aria l’auto dell’avvocato Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, proposito poi non andato a buon fine. Nel corso dell’esame dell’investigatore, oltre al pagamento della tangente ai Soriano anche da parte di imprenditori legati al can Mancuso, è inoltre emerso che l'imputato Gaetano Soriano avrebbe cercato tramite il vibonese Francesco Scrugli – poi ucciso il 21 marzo 2012 nella faida con i Piscopisani – di far giungere un «pizzino» di carta con dei messaggi alla cognata Rosetta Lopreiato, moglie di Leone Soriano ed anche lei imputata nel processo. Il bigliettino è stato però intercettato dalla polizia penitenziaria. Il processo riprenderà il 20 maggio.

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