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Il pm onorario di Locri che rischia il processo
Risultava in servizio all'Asp ma era in tribunale

Calabria

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CATANZARO - In un’aula di Tribunale ci dovrà tornare molto presto. Ma senza la toga addosso. Perché, questa volta, l’imputata sarà proprio lei.  Una lunga e dettagliata richiesta di rinvio a giudizio per i reati di truffa e falso è stata, infatti, appena depositata a carico dell’avvocato Rosa Lombardo, numero due della manager dell’Asp di Locri, Rosanna Squillacioti, e soprattutto vice procuratore onorario presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Locri.  L’accusa che le muove il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, Carlo Villani, è di aver certificato falsamente la propria presenza sul posto di lavoro presso l’Azienda sanitaria n. 9 di Locri negli stessi orari in cui, invece, si sarebbe trovata a sostenere la pubblica accusa in vari processi presso il Tribunale di Brancaleone.

Otto, in particolare, gli episodi ricostruiti dal magistrato, al quale il fascicolo era stato trasmesso per competenza dai colleghi della Procura di Locri, che avevano posato gli occhi sull’operato dei dipendenti dell’Asp, nell’ambito di un filone investigativo più ampio finalizzato a verificare presunte anomalie legate a doppi incarichi e consulenze di alcuni dirigenti pubblici.  
Un aspetto ancora sotto la lente di ingrandimento e rispetto al quale gli investigatori reggini stanno continuando a scavare tra nuove prove e vecchie pronunce di Tar e Corte dei Conti, in particolare per quanto riguarda le vicende legate all’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.  Diversa, invece, la posizione singola della Lombardo, nei cui confronti la Procura di Catanzaro, dopo aver chiuso le indagini preliminari, ha ora deciso di passare la parola al gup, nel cui ufficio è già approdata la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto procuratore, Carlo Villani, per le ipotesi di reato di truffa e falso, legati ai quattro anni nel corso dei quali, stando ai fogli di presenza acquisiti dagli investigatori durante le indagini, la professionista avrebbe preso regolarmente posto dietro la scrivania dell’Azienda sanitaria n. 9 di Locri, negli stessi orari in cui avrebbe indossato la toga nell’aula del Tribunale di Brancaleone.
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