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Parghelia, ci sarebbe un posto di lavoro negato
dietro a bombe e attentato al sindaco Brosio

Calabria

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VIBO VALENTIA – Il sostituto procuratore Santi Cutroneo ha chiesto il rinvio a giudizio di Emiliano Palamara di 42 anni di Parghelia con le accuse di incendio doloso, porto di esplosivo, danneggiamento e tentata estorsione plurima ai danni del sindaco di Parghelia Maria Luisa Brosio, dell’ex assessore al Bilancio dello stesso comune Francesco Grillo, e di un imprenditore del posto Paolo De Vita, titolare del villaggio turistico “Vardano”. I fatti sono compresi nel periodo che va dal 29 giugno al 31 agosto 2012, Quando era in carica l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Brosio che dopo essersi dimessa è stata rieletta nelle lezioni del 26 maggio scorso.In particolare, stando ella accuse, Emiliano Palamara, che ha precedenti penali, il 29 giugno fece esplodere davanti al municipio un ordigno che danneggiava alcuni locali, tra il 7 e l’8 luglio, stando sempre all’imputazione a suo carico, appiccò il fuoco al portone d’ingresso dell’assessore Grillo, il 3 agosto diede fuoco all’autovettura del sindaco Brosio che si propagava all’auto del marito Salvatore Accorinti. Entrambe le auto che si trovano parcheggiate sotto l’abitazione dei coniugi Accorinti rimasero distrutte. La tentata estorsione è connessa al movente delle intimidazioni ai danni del sindaco Brosio e dell’ex assessore Grillo. Il pm Curtoneo contesta infatti a Emiliano Palamara di vere commesso i reati di cui sopra dopo che alla sua richiesta di essere assunto come custode del cimitero Maria Luisa Brosio replicò che per quelo posto sarebbe stato bandito un apposito concorso. Dopo l’incendio delle due auto fu pure fatto trovare alla Borsio un biglietto con la scritta “ Prima il fuoco che brucia il portone ora il fuoco del piombo che ammazza”. Nelle more della vicenda è venuta alla luce una tentate estorsione ai danni di Paolo De Vita titolare del villaggio Vardano che avrebbe ricevuto una richiesta estorsiva a titolo di guardiania in continuazione con il pagamento che l’operatore turistico già pagava a Giuliano Palamara, fratello di Emiliano, rimasto che fu poi ucciso.

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