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Cosenza, non c'è nemmeno una degna sepoltura
Il cimitero è pieno e i defunti stanno in attesa

Calabria

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COSENZA - E’ la buccia di banana che più di ogni altra cosa capita e ricapita sotto le scarpe dell’amministrazione Occhiuto. Ma c’è poco da ridere e molto da indignarsi. Ancora una volta il cimitero di Cosenza diventa il centro di gravità permanente della vergogna. Per la terza volta in poco più di un anno la camera mortuaria si trasforma in una specie di magazzino per bare in attesa di tumulazione. Ieri mattina ce n’erano diciannove. Troppe per restare indifferenti. Diciannove salme che non trovano pace né in cielo e né in terra, e diciannove famiglie che chiedono rispetto per il loro dolore, per i loro cari, per se stessi anche, già provati dalla sofferenza per aver perduto un familiare, un amico, un figlio. Uno spettacolo desolante al quale ci si predispone già dall’esterno. Troppe le corone di fiori lasciate poggiate lungo il muro. 

Qualcuna mostra già i segni del tempo, altre hanno perso l’equilibrio e sono cascate sulle altre, altre ancora, più in là, sono state accatastate in attesa che qualcuno si decida a portarle via. Ma quello che colpisce più di ogni altra cosa è lo sguardo delle persone che stazionano davanti alla camera mortuaria. Persone sospese tra il dolore e la speranza che questo stato di cose finisca presto. Compostezza e rabbia si mescolano, diventano una miscela che è cento per cento impotenza. Ma come si fa a sopportare tutto questo? E quanto stomaco ci vuole per resistere alla visione di quello che c’è dentro la camera mortuaria? Il locale subito dopo l’ingresso è quello più grande. E’ invaso dalla puzza dei fiori che iniziano a marcire, c’è una corona quasi su tutte le bare, situazione invitante per le mosche che si aggirano da queste parti. Poi ci sono dei sostegni sui quali sono state sistemate otto bare. Un’impalcatura che appare sul lato destro di chi entra, quando già ogni passo, ogni respiro sembra diventare una minaccia alla tranquillità della morte e al rispetto che impone. Viene voglia di tornare indietro, di uscire. Più avanti invece ci sono altri tre locali più piccoli, occupati da gruppi di tre, quattro bare. In tutto fanno diciannove.  
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