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Pena definitiva per l'ex deputato Matacena
Vanno per arrestarlo ma non si fa trovare

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Quando sono andati a casa a notificargli l’ordine di arresto non c’era più. Di Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia condannato in cassazione a 5 anni e 4 mesi di reclusione si sono perse le tracce. Formalmente la sua residenza è a Montecarlo ma ha sempre vissuto in Italia. Tuttavia ora non lo trovano nè a Reggio, nè Roma (dove vive la famiglia) nè nel Principato di Monaco. Sparito per non finire in carcere per scontare una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Tecnicamente l’ex politico forzista ed armatore molto noto in Italia è un latitante. Un latitante particolare, certo, per alcuni aspetti di lusso. Ma sempre latitante. Ad una settimana dalla condanna definitiva da parte della Cassazione, se avesse voluto si sarebbe già consegnato ed è quindi ovvio che i magistrati dovranno avviare delle ricerche per capre dove si trovi ed avviare l’eventuale richiesta di estradizione. 

La Cassazione rende definitiva la sentenza. L’ex deputato di Forza Italia, il 18 luglio 2012 era stato condannato dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria nel processo bis per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria fu chiamata a trattare nuovamente il caso dopo che la Cassazione aveva accolto il ricorso dell’avvocato generale dello Stato, Franco Scuderi, annullato la sentenza di secondo grado, e rimandato il caso a Piazza Castello. Al termine del processo bis, dunque, la Corte aveva riformato la prima sentenza di assoluzione nei confronti dell’ex deputato forzista, condannandolo per i propri rapporti poco limpidi con la ‘ndrangheta. Lo stesso Scuderi aveva invocato la condanna a sei anni di carcere per l’ex astro nascente del partito di Silvio Berlusconi, la cui carriera politica fu stroncata proprio per il coinvolgimento nel terzo filone del procedimento “Olimpia” che, negli anni ’90, ricostruì fatti e circostanze della seconda guerra di mafia reggina. Forza Italia, infatti, decise di non candidarlo più in Parlamento. La vicenda giudiziaria di Matacena è tra le più complesse degli ultimi anni. Condannato nel marzo 2001 dal Tribunale di Reggio Calabria a 5 anni e 4 mesi di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, nel marzo 2006 verrà assolto dalla Corte di Assise di Reggio Calabria, in seguito all’annullamento della sentenza. Oltre quattro anni dopo, l’11 maggio del 2010, la Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria confermò la sentenza di assoluzione già emessa in primo grado. 
Da qui il ricorso in Cassazione di Scuderi: un ricorso che ha riportato il caso davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria (Iside Russo presidente, Marialuisa Crucitti a latere). Secondo Scuderi tra Matacena e i Rosmini c’era stato un patto”. Per l’accusa a prescindere da benefici palesi la sola stipulazione del patto, se caratterizzato da serietà e concretezza, era in grado di incidere positivamente sul rafforzamento delle capacità operative della cosca Rosmini, ponendola in una posizione di prestigio nei confronti delle altre cosche dal momento che era divenuta, per diretta investitura di Matacena, un punto di riferimento per le altre cosche e di coordinamento delle strategia attuate dalle stesse. Scuderi aveva sottolineato come Giuseppe Aquila, in passato vicepresidente della Provincia di Reggio Calabria, sia stato il «tramite dei rapporti di Matacena con le cosche reggine e, in particolare, con quella dei Rosmini». Un rapporto che spinse Scuderi a parlare di “triangolazione” tra i Rosmini, in particolare il capoclan Totò Rosmini, Aquila e, appunto, Matacena che sarebbe stato l’avamposto in Parlamento della cosca.
IL LEGALE. L'avvocato Alfredo Biondi, che con il collega Franco Coppi ha difeso l’ex deputato Amedeo Matacena, non ha notizie del suo assistito, irreperibile dopo la condanna definitiva a cinque anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. «Non ho potuto contattare l'onorevole Matacena – ha detto all’AGI Biondi – per informarlo del provvedimento; non so dove sia nè se sia al corrente della situazione. Ho solo avuto un colloquio telefonico con la moglie».

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