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Chiesti tre ergastoli e trent'anni di carcere
per la faida che ha insanguinato Lamezia

Calabria

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LAMEZIA TERME (CZ) – Tre ergastoli e una condanna a 30 anni di reclusione: sono le richieste del pm Elio Romano a conclusione della requisitoria davanti al gup di Catanzaro Giovanna Mastroianni, nell’ambio del processo scaturito dall’operazione «Minerva» condotta nel luglio 2012 contro la cosca Giampà e nei confronti dei presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Federico Gualtieri, 29 anni, avvenuto il 27 marzo 2007 nel corso della guerra di mafia che vide contrapposte la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri a quella Giampà-Iannazzo, risultata alla fine vincente.   

L’ergastolo è stato chiesto per Pasquale Giampà, detto “mille lire", Aldo Notarianni e Vincenzo Bonaddio, cognato di Francesco Giampà detto il "professore", ritenuto il capo della cosca. Trent'anni di reclusione sono stati chiesti per Vincenzo Ventura, ritenuto responsabile in concorso e che avrebbe avuto un compito di supporto ai due killer che uccisero Gualtieri, fornendo l’apporto logistico sia prima che dopo l'omicidio.   In apertura di udienza il presidente della sezione Gip e Gup ha rigettato l’istanza di astensione del gup Mastroianni che era stata avanzata nel corso dell’ultima udienza da Antonio Larussa e Tiziana D’Agosto, due degli avvocati che compongono il collegio difensivo (l'altro è Francesco Gambardella) in quanto il giudice aveva presieduto il processo «Medusa».   

I quattro, secondo l’accusa, sono i mandanti dell’omicidio scaturito dal timore che Gualtieri potesse attentare alla vita di Pasquale Giampà. Ad uccidere Gualtieri furono i due collaboratori di giustizia Angelo Torcasio e Saverio Cappello. 

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