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Mafia sulle Preserre vibonesi, si sgonfiano le accuse
Pene ridotte per tutti . E restano impuniti 2 omicidi

Calabria

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VIBO VALENTIA  - L'accusa aveva chiesto oltre un secolo di carcere. La sentenza riduce quasi di un terzo gli anni richiesti dal pm distrettuale: 111 e 9 mesi  contro 39 e 9 mesi. In tutto 12 condanne, tre assoluzione i un non luogo a procedere per prescrizione. Si chiude, così, il primo grado di giudizio del processo “Luci nei boschi” celebrato con rito abbreviato davanti al gup distrettuale Gabriella Reillo. Alla sbarra esponenti della cosiddetta “Mafia di Ariola” accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidi, armi, estorsione, danneggiamenti ed altro ancora. La posizione più  delicata era certamente quella di Vincenzo Loielo, accusato del duplice omicidio di Rocco Maiolo e Raffaele Fatiga, e per il quale è stato assolto, riportando una condanna a 5 anni relativamente solo al capo associativo. Condanna più pesante rispetto alla richiesta quella nei confronti del collaboratore di giustizia Enzo Taverniti.
Ma in generale le pene inflitte dal gup sono di molto inferiori alle richieste. Che sono, nello specifico queste:
Vincenzo Loielo: 5 anni e 900 euro di multa (a fronte di una richiesta di ergastolo);
Francesco Loielo: 10 mesi (chiesti tre anni e 9 mesi)
Enzo Taverniti: 3 anni (chiesti 2 anni)
Giuseppe Taverniti: 4 anni (chiesti 6 anni)
Francesco Maiolo: 4 anni (chiesti 6 anni)
Michele Ganino: 6 mesi (Chiesti 2 anni)
Giuseppe Larobina: 2 anni e 600 euro (chiesti 6 anni e 6 mesi)
Rocco Oppedisano: 3 anni (4 anni e sei mesi)
Damiano Zaffino: 2 anni (chiesti 7 anni)
Antonino Forastefano: 3 anni (chiesti 14 anni)
Piero Sabatino: 4 anni, 5 mesi e 10 giorni (chiesti 16 anni)
Angelo Maiolo: 8 anni (chiesti 16 anni)
Assolti Nazzareno Gallace (chiesti sei anni), Domenico Monardo (chiesti sette anni), e Giuseppe De Masi (chiesti sette anni). Non luogo a procedere per sopraggiunta prescrizione nei confronti di Ilario Chiera (erano stati richiesti sei anni).
Sempre il gup Reillo ha riconosciuto nei confronti delle numerose parti civili 40.000 euro a carico del fondo di rotazione.

VIBO VALENTIA  - L'accusa aveva chiesto oltre un secolo di carcere. La sentenza riduce quasi di un terzo gli anni richiesti dal pm distrettuale: 111 e 9 mesi  contro 39 e 9 mesi. In tutto 12 condanne, tre assoluzione i un non luogo a procedere per prescrizione. Si chiude, così, il primo grado di giudizio del processo “Luci nei boschi” celebrato con rito abbreviato davanti al gup distrettuale di Catanzaro Gabriella Reillo. Alla sbarra esponenti della cosiddetta “mafia di Ariola”, realtiva alla zona di Gerocarne, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidi, armi, estorsione, danneggiamenti ed altro ancora. 

La posizione più  delicata era certamente quella di Vincenzo Loielo, accusato del duplice omicidio di Rocco Maiolo e Raffaele Fatiga, e per il quale è stato assolto, riportando una condanna a 5 anni relativamente solo al capo associativo. Condanna più pesante rispetto alla richiesta quella nei confronti del collaboratore di giustizia Enzo Taverniti.
Ma in generale le pene inflitte dal gup sono di molto inferiori alle richieste. Che sono, nello specifico queste:
Vincenzo Loielo: 5 anni e 900 euro di multa (a fronte di una richiesta di ergastolo);
Francesco Loielo: 10 mesi (chiesti tre anni e 9 mesi)
Enzo Taverniti: 3 anni (chiesti 2 anni)
Giuseppe Taverniti: 4 anni (chiesti 6 anni)
Francesco Maiolo: 4 anni (chiesti 6 anni)
Michele Ganino: 6 mesi (Chiesti 2 anni)
Giuseppe Larobina: 2 anni e 600 euro (chiesti 6 anni e 6 mesi)
Rocco Oppedisano: 3 anni (4 anni e sei mesi)
Damiano Zaffino: 2 anni (chiesti 7 anni)
Antonino Forastefano: 3 anni (chiesti 14 anni)
Piero Sabatino: 4 anni, 5 mesi e 10 giorni (chiesti 16 anni)
Angelo Maiolo: 8 anni (chiesti 16 anni)
Assolti Nazzareno Gallace (chiesti sei anni), Domenico Monardo (chiesti sette anni), e Giuseppe De Masi (chiesti sette anni). Non luogo a procedere per sopraggiunta prescrizione nei confronti di Ilario Chiera (erano stati richiesti sei anni).
Sempre il gup Reillo ha riconosciuto nei confronti delle numerose parti civili 40.000 euro a carico del fondo di rotazione.

 

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