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Vibo, la lunga notte sul silos della Italcementi
Gli operai non mollano: "Non abbiamo nulla da perdere"

Calabria

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VIBO VALENTIA - Hanno passato la notte all’aperto e sopra i silos della fabbrica 13 lavoratori che da protestano contro la chiusura dell’Italcementi di Vibo Marina deciso dall’azienda. La protesta è ancora in atto. Nessun lavoratore si è detto intenzionato a scendere dai silos. Gli operai intendono anzi resistere il più a lungo possibile. Fra i lavoratori da ieri sul silos, anche Giovanni Patania, componente della Rsu dell’Italcementi di Vibo Marina e sindacalista dello Slai Cobas. 

Il sindacalista, contattato telefonicamente dall’AGI, ha spiegato che i lavoratori sono intenzionati a rimanere sul silos "sin quando non si avranno certezze sul futuro occupazionale delle 80 maestranze dell’azienda. In tale nostra forma di protesta - ha aggiunto Patania - non ci spaventano nè il sole, nè la fame e la sete, non avendo ormai più nulla da perdere".
Oltre alle 80 maestranze, la chiusura di Italcementi va a colpire un indotto che dà lavoro ad altre 400 persone, rappresentando di fatto quasi interamente l’economia industriale della zona. Nella fabbrica, al fine di scongiurare gesti estremi da parte dei lavoratori, sono presenti una squadra dei Vigili del fuoco e le Forze dell’ordine. 
La protesta è iniziata giovedì, dopo un incontro svoltosi nella Prefettura di Vibo Valentia durante il quale l’azienda ha ribadito la volontà di chiudere lo stabilimento. Durante la riunione si era appreso anche che la Regione Calabria non potrà riconvertire lo stabilimento per utilizzarlo nel ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Il cementificio di Vibo Valentia è chiuso da oltre un anno e gli 80 dipendenti sono in cassa integrazione.
LE REAZIONI - “Esprimo sincera vicinanza agli operai della Italcementi per la drammatica vicenda che stanno vivendo”. Lo afferma in una nota la deputata del Movimento Cinque Stelle, Dalila Nesci, circa la protesta dei lavoratori dello stabilimento Italcementi di Vibo Valentia. “Con determinazione e dignità - aggiunge - gli operai stanno difendendo il sacrosanto diritto al lavoro, dunque occorre che non siano lasciati da soli, che la politica sappia intervenire con rapidità e compattezza e che si trovino soluzioni vere”. Stamani la deputata ha sentito il prefetto di Vibo Valentia, Michele Di Bari, che per la vicenda ha proposto un tavolo tecnico. Nesci sottolinea che “non è affatto ammissibile che la Calabria e la sua gente siano sempre beffati, dal momento che Italcementi è impresa del Nord, beneficiaria di finanziamenti pubblici, che per opportunità d’impresa dichiara oggi di voler abbandonare”. 
“Non possiamo dimenticare questo pezzo di storia della nostra terra - prosegue la parlamentare - che ci rimanda al sacrificio di tanti lavoratori, diversi dei quali si ammalarono di silicosi, pur di mantenere le loro famiglie. Questo significa che dobbiamo una soluzione sia agli operai di oggi che alla memoria dei lavoratori del passato. Mi preoccupa la crisi del mercato dei cementi, perchè la 'ndrangheta ha sempre più spazi nel settore. Si tratta, adesso, di guardare a possibilità di lavoro che garantiscano gli operai, sia per lo stipendio che per la salute. Il Movimento Cinque Stelle è con gli ottanta dipendenti Italcementi e con i tredici dell’Eni di Vibo Valentia, che attende delocalizzazione, pronto alla battaglia civile e alla proposta per il lavoro, oggi indispensabile”.(

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