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Appalti controllati dalle cosche, il Tar Lazio
rigetta il ricorso per lo scioglimento di Briatico

Calabria

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BRIATICO (Vibo Valentia) - Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso degli ex amministratori del Comune di Briatico, in provincia di Vibo Valentia, contro la Prefettura, il Ministero dell’Interno e la Presidenza del Consiglio che nel gennaio del 2012 avevano sciolto gli organi elettivi comunali per infiltrazioni mafiose. Il Comune di Briatico, il cui Consiglio comunale era stato rinnovato nelle elezioni del marzo 2010 con l'elezione a sindaco di Francesco Prestia, resta quindi attualmente sciolto per mafia e la sua gestione assegnata ad una terna di commissari straordinari. 

Anche per il Tar, la gestione di quasi tutti gli appalti del Comune di Briatico avrebbe favorito gli interessi della criminalità organizzata locale. Inoltre, la comunanza di interessi per rapporti di lavoro intercorrenti fra un esponente di spicco della criminalità di Briatico e parenti degli amministratori comunali è stata ritenuta fra gli elementi decisivi per lo scioglimento degli organi elettivi, al pari di «documentate frequentazioni di alcuni membri della giunta e del Consiglio con il principale referente della cosca locale». Il ricorso al Tar era stato proposto dagli ex amministratori di Briatico, Domenico Marzano, Gennaro Melluso, Massimo La Gamba, Mirko Nicolino, Michele Mazzitelli, Pietro Cascasi, Francesco Malerba, Sergio Bagnato, Graziano Spasaro e Milena Grillo.

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