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Escursionisti in bici trovano un lupo ucciso
Si teme avvelenamento nel Parco della Sila

Calabria

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4 minuti 20 secondi
Un lupo ucciso brutalmente, forse per avvelenamento, all’interno di un area protetta. A ritrovare la carcassa è stato ieri un gruppo di escursionisti in mountain bike dell’associazione Gran bosco d’Italia, nei pressi di Montenero nel cuore del Parco nazionale della Sila. un esemplare adulto di lupo appenninico morto. Da una prima e sommaria analisi delle foto pubblicate su un social network, sull’esemplare adulto di lupo appenninico non sono visibili segni di arma da fuoco, e lo stato della carcassa farebbe ipotizzare come causa del decesso l’avvelenamento, anche se l’aver ritrovato l’animale accanto ad un sentiero battuto fa sorgere dei dubbi sulle modalità della morte. Occorre dunque che il Parco nazionale della Sila e il Corpo Forestale dello Stato attivino tutte le procedure e metodiche di indagine per fare luce su quanto accaduto e assicurare alla giustizia i criminali autori di questo vile gesto.
“La perdita di un esemplare di lupo appenninico è un fatto molto grave – dichiarano Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria, e Antonio Nicoletti,  responsabile nazionale Aree protette dell’associazione – e questo fatto criminale assume una rilevanza maggiore perché è avvenuto  all’interno di un’area protetta dove la fauna dovrebbe essere tutelata. Per questo è fondamentale che il Parco si attivi, insieme al Corpo Forestale dello Stato, per mettere in atto tutte le misure di contrasto del fenomeno del bracconaggio e della morte illegale del lupo così come avviene in tanti altri parchi”.
 
In Sila, ad esempio si potrebbe sperimentare quanto si sta facendo con successo nel Pollino con il progetto Life Wolfnet o in tutti gli altri parchi nazionali del Mezzogiorno che hanno aderito a un progetto per la tutela del lupo su tutto l’Appennino meridionale finanziato dal Ministero dell’Ambiente e che non vede coinvolto, per sua scelta, il Parco nazionale della Sila.
“Vista la scarsità di informazioni e conoscenze sullo stato della popolazione del lupo in Sila – continuano Falcone e Nicoletti – possiamo purtroppo risalire allo status della popolazione solo dai resoconti degli esemplari ritrovati morti, e che vengono conosciuti solo grazie al senso civico di chi, come in questo caso, durante una passeggiata in mountain bike rinviene una carcassa e si attiva per informare le autorità preposte. Ed è il senso civico di queste persone, amanti della bicicletta e della natura, l’unica cosa positiva che vogliamo sottolineare in una storia triste di un lupo ucciso nel cuore di un Parco nazionale”.

UN lupo ucciso brutalmente, forse per avvelenamento, all’interno di un area protetta. A ritrovare la carcassa è stato ieri un gruppo di escursionisti in mountain bike dell’associazione Gran bosco d’Italia, nei pressi di Montenero nel cuore del Parco nazionale della Sila. un esemplare adulto di lupo appenninico morto. Da una prima e sommaria analisi delle foto pubblicate su un social network, sull’esemplare adulto di lupo appenninico non sono visibili segni di arma da fuoco, e lo stato della carcassa farebbe ipotizzare come causa del decesso l’avvelenamento, anche se l’aver ritrovato l’animale accanto ad un sentiero battuto fa sorgere dei dubbi sulle modalità della morte. Occorre dunque che il Parco nazionale della Sila e il Corpo Forestale dello Stato attivino tutte le procedure e metodiche di indagine per fare luce su quanto accaduto e assicurare alla giustizia i criminali autori di questo vile gesto.
“La perdita di un esemplare di lupo appenninico è un fatto molto grave – dichiarano Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria, e Antonio Nicoletti,  responsabile nazionale Aree protette dell’associazione – e questo fatto criminale assume una rilevanza maggiore perché è avvenuto  all’interno di un’area protetta dove la fauna dovrebbe essere tutelata. Per questo è fondamentale che il Parco si attivi, insieme al Corpo Forestale dello Stato, per mettere in atto tutte le misure di contrasto del fenomeno del bracconaggio e della morte illegale del lupo così come avviene in tanti altri parchi”.
In Sila, ad esempio si potrebbe sperimentare quanto si sta facendo con successo nel Pollino con il progetto Life Wolfnet o in tutti gli altri parchi nazionali del Mezzogiorno che hanno aderito a un progetto per la tutela del lupo su tutto l’Appennino meridionale finanziato dal Ministero dell’Ambiente e che non vede coinvolto, per sua scelta, il Parco nazionale della Sila.
“Vista la scarsità di informazioni e conoscenze sullo stato della popolazione del lupo in Sila – continuano Falcone e Nicoletti – possiamo purtroppo risalire allo status della popolazione solo dai resoconti degli esemplari ritrovati morti, e che vengono conosciuti solo grazie al senso civico di chi, come in questo caso, durante una passeggiata in mountain bike rinviene una carcassa e si attiva per informare le autorità preposte. Ed è il senso civico di queste persone, amanti della bicicletta e della natura, l’unica cosa positiva che vogliamo sottolineare in una storia triste di un lupo ucciso nel cuore di un Parco nazionale”.

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