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Un fermo per l'omicidio della mamma del parroco
La donna venne uccisa in casa nel cosentino

Calabria

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COSENZA ­ E' stato il dna ritrovato vicino all'appartamento di Iolanda Nocito a incastrare Filippo D'Aprile, 52 anni benzinaio di Belvedere, fermato questa mattina dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Cosenza perché ritenuto responsabile dell'omicidio della donna avvenuto il 4 gennaio scorso a Belvedere. I carabinieri del reparto operativo, la Procura di Paola in collaborazione con gli uomini del Ris di Messina hanno lavorato incessantemente per trovare il responsabile dell'efferato delitto. La donna, infatti, madre del parroco della cittadina tirrenica era stata ritrovata senza vita, proprio dal figlio Marcello Riente, legata e imbavagliata con parecchie ferite sul corpo. Nell'appartamento situato nel centro cittadino si trovava da sola mentre il figlio era in chiesa a celebrare i funerali di un carabiniere, neanche i vicini di casa erano in casa. I presunti responsabili hanno agito senza essere disturbati, volevano rubare i soldi conservati nella cassaforte e con molta probabilità hanno cercato di convincere l'ottantenne a farsi consegnare le chiavi. 

Nella cassaforte erano custoditi 40mila euro e alcuni titoli. Iolanda Nocito non ha però rilevato dove si trovava la chiave ed è morta in seguito alle ferite riportate. Filippo D'Aprile è stato uno dei primi sospettati, la suocera abita proprio nello stesso stabile e quindi l'uomo conosceva le abitudini della famiglia Riente e probabilmente aveva le chiavi del cancello d'ingresso all'edificio. A incastrarlo la comparazione del dna ritrovato su una macchia sangue nell'edificio. Il fermo indiziario dell'uomo riguarda anche l'aggressione del parroco avvenuta qualche tempo prima. L'uomo è accusato di omicidio premeditato aggravato, tentata rapina e aggressione. La morte della signora Iolanda aveva sconvolto la tranquillità della comunità di Belvedere. Le indagini però non sono ancora chiuse. 
L'anziana donna fu trovata morta nella sua abitazione, legata, imbavagliata con nastro adesivo e sanguinante dal setto nasale. Tutto era avvenuto nella casa di famiglia in pieno centro abitato, dove qualcuno, in pieno giorno, si era introdotto con un movente ben preciso. L'ottantenne, la mattina del 4 gennaio era sola nell'appartamento, perché il figlio stava celebrando un funerale. E nella palazzina mancavano pure gli inquilini del piano di sotto, usciti per faccende private. Nelle perquisizioni emersero anche compravendite di diamanti di cui si sarebbe occupata la donna.

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