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Scandalo Leonia: il Comune di Reggio sborsò 5 milioni
per salvare l'azienda intrecciata con la 'ndrangheta

Calabria

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Reggio Calabria - L’epilogo della Leonia era scritto nella sua data di nascita. L’azienda per la gestione dello smaltimento dei rifiuti della città dello Stretto, era in qualche maniera segnata fin dall’inizio. Lo si capisce dalle carte che la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha depositato allegandole alla conclusione delle indagini a carico di una trentina di persone. Secondo l’inchiesta la Leonia non era soltanto infiltrata dalla ‘ndrangheta, come sostengono i pm della Dda Sara Ombra e Giuseppe Lombardo, ma anche dalla politica. La società mista (51% del comune e 49% privata) era - o quantomeno è stata per alcuni anni - lo strumento dell’amministrazione comunale dell’epoca. Un giocattolo, per salvare il quale Palazzo San Giorgio non esitò a forzare le pieghe del bilancio. Tra le informative oggi pubbliche, saltano infatti fuori una serie di intercettazioni che tirano in ballo i vertici dell’amministrazione. Il sindaco del tempo, Giuseppe Scopelliti (oggi governatore della Calabria), il suo capo di gabinetto Franco Zoccali (oggi direttore generale della Regione) e l’allora dirigente del settore Bilancio Orsola Fallara (poi morta suicida nel dicembre del 2010). E ancora il dirigente ai servizi esternalizzati, Igor Paonni, e infine Bruno Maria De Caria, ex direttore operativo, oggi tra i principali indagati, con l’accusa di reati di mafia, per la concessione di alcuni appalti al clan Fontana. 
La storia recente parla di una società i cui appalti per servizi e forniture erano in mano alla ‘ndrangheta. Per questo, a ottobre scorso, era scattata un’operazione che aveva portato all’arresto di De Caria, del boss Giovanni Fontana e dei suoi figli. Nella sostanza il clan era riuscito ad ottenere appalti per la manutenzione dei mezzi e per la fornitura del carburante. Appalti che erano stati cuciti addosso alla cosca praticamente su misura. La scorsa settimana poi è stata notificata la conclusioni delle indagini che nel frattempo si sono allargate a diverse condotte illecite. Alcune particolarmente gravi, altre comunque sanzionate dal codice penale. Così erano finiti tra gli indagati il presidente della provincia di Reggio Giuseppe Raffa (all’epoca dei fatti sindaco facente funzioni) e l’intera giunta che aveva ereditato dopo l’elezione di Scopelliti alla regione.
Bene nelle carte dell’inchiesta, benchè i protagonisti non risultino tra gli indagati, viene raccontata l’intera storia della nascita dell’azienda. E soprattutto viene ricostruito il 2004, anno in cui Leonia rischiava di affondare. In quell’occasione l’amministrazione comunale approvò una delibera con la quale la società veniva ricapitalizzata. Vennerò nessi in conto 5 milioni di euro, per sanare un errore che era stato commesso alla stipula del contratto. Un buco da “aggiustare”. Perni di una serie di incontri Igor Paonni, Orsola Fallara, Franco Zoccali e, in alcuni passaggi, il sindaco Scopelliti.
Scrivono gli investigatori della Dia di Reggio Calabria: «Il 18 gennaio del 2005, nel corso di alcune captazioni intercorse fra la Fallara e Zoccali emerge un errore di valutazione dell’offerta presentata dalla “Leonia spa” all’atto della gara, errore per il quale si supera di gran lunga l’offerta presentata, peraltro creando, secondo Zoccali, un danno a quelle imprese che avrebbero potuto di più e non avevano partecipato». Per porre rimedio all’errore c’era stato un falso «poichè Leonia aveva inserito anche voci di ammortamento di messi che non erano mai stati acquistati». Da qui «l’impegno di Zoccali, Fallara e Paoni per far uscire in attivo il bilancio della società». Ma perchè l’amministrazione comunale avrebbe dovuto correre ai ripari e salvare l’azienda? De Caria, secondo quanto ricostruito dagli analisti della Direzione investigativa antimafia, era pronto a bloccare l’ingresso in azienda degli Lsu e dei comandati comunali, provocando un peso al bilancio e un danno elettorale all’amministrazione stessa. Dice De Caria: «Io vorrei chiedere una cosa, ma così pour parler... Perchè poi io me ne sto zitto, calmo no. Quale è l’effetto più negativo? Non ricevere 2 mila voti per 100 persone o perdere i voti, perchè sarebbe perdere la società...La società mista..». Si arriva così alla decisione di metterci una pezza. Una sorta di alchimia contabile della quale è molto preoccupata la Fallara che deve riuscire a tira fuori quei soldi dal Bilancio comunale in una qualche maniera: «Non è che io devo sacrificare l’amministrazione comunale perchè Leonia deve uscire in attivo..». Ed invece è proprio quello che succede. Il comune tira fuori i soldi e la società mista chiude il bilancio in attivo di poco meno di 200 mila euro. Un attivo che costerà tuttavia alla collettività un mutuo attinto per porre rimedio ai conseguenti debiti fuori bilancio. Di fatto Leonia non era un’azienda indipendente. Da una Parte c’era De Caria che faceva pesare il suo ruolo con le assunzione che erano ad appannaggio del Comune, dall’altra il presidente del consiglio d’amministrazione della Spa Franco Tavilla considerato uomo di Scopelliti. 

REGGIO CALABRIA - L’epilogo della Leonia era scritto nella sua data di nascita. L’azienda per la gestione dello smaltimento dei rifiuti della città dello Stretto, era in qualche maniera segnata fin dall’inizio. Lo si capisce dalle carte che la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha depositato allegandole alla conclusione delle indagini a carico di una trentina di persone. Secondo l’inchiesta la Leonia non era soltanto infiltrata dalla ‘ndrangheta, come sostengono i pm della Dda Sara Ombra e Giuseppe Lombardo, ma anche dalla politica. La società mista (51% del comune e 49% privata) era - o quantomeno è stata per alcuni anni - lo strumento dell’amministrazione comunale dell’epoca. 

Un giocattolo, per salvare il quale Palazzo San Giorgio non esitò a forzare le pieghe del bilancio. Tra le informative oggi pubbliche, saltano infatti fuori una serie di intercettazioni che tirano in ballo i vertici dell’amministrazione. Il sindaco del tempo, Giuseppe Scopelliti (oggi governatore della Calabria), il suo capo di gabinetto Franco Zoccali (oggi direttore generale della Regione) e l’allora dirigente del settore Bilancio Orsola Fallara (poi morta suicida nel dicembre del 2010). E ancora il dirigente ai servizi esternalizzati, Igor Paonni, e infine Bruno Maria De Caria, ex direttore operativo, oggi tra i principali indagati, con l’accusa di reati di mafia, per la concessione di alcuni appalti al clan Fontana. La storia recente parla di una società i cui appalti per servizi e forniture erano in mano alla ‘ndrangheta. 

Per questo, a ottobre scorso, era scattata un’operazione che aveva portato all’arresto di De Caria, del boss Giovanni Fontana e dei suoi figli. Nella sostanza il clan era riuscito ad ottenere appalti per la manutenzione dei mezzi e per la fornitura del carburante. Appalti che erano stati cuciti addosso alla cosca praticamente su misura. La scorsa settimana poi è stata notificata la conclusioni delle indagini che nel frattempo si sono allargate a diverse condotte illecite. Alcune particolarmente gravi, altre comunque sanzionate dal codice penale. Così erano finiti tra gli indagati il presidente della provincia di Reggio Giuseppe Raffa (all’epoca dei fatti sindaco facente funzioni) e l’intera giunta che aveva ereditato dopo l’elezione di Scopelliti alla regione. 

Bene nelle carte dell’inchiesta, benchè i protagonisti non risultino tra gli indagati, viene raccontata l’intera storia della nascita dell’azienda. E soprattutto viene ricostruito il 2004, anno in cui Leonia rischiava di affondare. In quell’occasione l’amministrazione comunale approvò una delibera con la quale la società veniva ricapitalizzata. Vennerò Messi in conto 5 milioni di euro, per sanare un errore che era stato commesso alla stipula del contratto. Un buco da “aggiustare”. Perni di una serie di incontri Igor Paonni, Orsola Fallara, Franco Zoccali e, in alcuni passaggi, il sindaco Scopelliti. 

Scrivono gli investigatori della Dia di Reggio Calabria: «Il 18 gennaio del 2005, nel corso di alcune captazioni intercorse fra la Fallara e Zoccali emerge un errore di valutazione dell’offerta presentata dalla “Leonia spa” all’atto della gara, errore per il quale si supera di gran lunga l’offerta presentata, peraltro creando, secondo Zoccali, un danno a quelle imprese che avrebbero potuto di più e non avevano partecipato». Per porre rimedio all’errore c’era stato un falso «poichè Leonia aveva inserito anche voci di ammortamento di mezzii che non erano mai stati acquistati». Da qui «l’impegno di Zoccali, Fallara e Paoni per far uscire in attivo il bilancio della società». 

Una sorta di alchimia contabile della quale è molto preoccupata la Fallara che deve riuscire a tira fuori quei soldi dal Bilancio comunale in una qualche maniera: «Non è che io devo sacrificare l’amministrazione comunale perchè Leonia deve uscire in attivo..». Ed invece è proprio quello che succede. Il Comune tira fuori i soldi e la società mista chiude il bilancio in attivo di poco meno di 200 mila euro. Un attivo che costerà tuttavia alla collettività un mutuo attinto per porre rimedio ai conseguenti debiti fuori bilancio. Di fatto Leonia non era un’azienda indipendente. Da una Parte c’era De Caria che faceva pesare il suo ruolo con le assunzioni che erano ad appannaggio del Comune, dall’altra il presidente del consiglio d’amministrazione della Spa Franco Tavilla considerato uomo di Scopelliti. 

SULL'EDIZIONE CARTACEA DEL QUOTIDIANO DUE PAGINE SULLO SCANDALO LEONIA E SEI PERSONAGGI COINVOLTI

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