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Cosenza, boss "depresso" gestiva racket da clinica
Commercianti pagavano fino a 6 mila euro al mese

Calabria

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COSENZA - Svelata la rete di estorsioni messa in atto dalla 'ndrangheta a Cosenza. La polizia ha scoperto i tariffari imposti ai commercianti e poi il flusso che i soldi seguivano. E tutto grazie a una denuncia di una delle vittime, che ha deciso di parlare.

 
 
Sono scattati così questa mattina gli arresti messi a segno dalla Squadra Mobile di Cosenza e dal Reparto prevenzione del Crimine Calabria settentrionale su disposizione della Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro. E tra le persone coinvolte c'è anche la moglie del boss Francesco Perna. Si tratta in totale dell’esecuzione di 5 ordinanze di custodia cautelare emesse nei riguardi di altrettanti pregiudicati affiliati al clan Perna-Cicero, ritenuti, tra le altre cose, responsabili di aver costituito un associazione per delinquere di tipo mafioso armata attiva a Cosenza e stabilmente strutturata con l'obiettivo di portare a conclusione reati di estorsione. Tra le persone destinatarie dei provvedimenti restrittivi anche il presunto reggente della cosca Perna-Cicero, Mario Musacco, di 63 anni, che era già agli arresti domiciliari in una casa di cura. 
DALLA CLINICA MUSACCO GESTIVA TUTTO - Ma proprio nella clinica in cui era ricoverato a causa di una forma di depressione, Musacco riceveva i proventi delle estorsioni messe in atto dai suoi complici. La polizia ha documentato, con le immagini riprese da una telecamera nascosta, la consegna del denaro provento della estorsioni a Mario Musacco da parte di uno degli affiliati alla cosca. Non si trattava del ricavato totale, però. Anche la moglie di Perna, secondo gli inquirenti, era destinataria di parte dei soldi ottenuti dagli imprenditori.
 Gli arrestati dell’Operazione Magnete, effettuata oggi dalla squadra mobile di Cosenza, sono Mario Musacco, 63 anni, attualmente detenuto, Armando Giannone, 68 anni, Santo Cozza, 31 anni, e Caterina Palermo, 55 anni. Quest’ultima è la moglie del presunto boss Francesco Perna, attualmente detenuto in regime di 41 bis. Una quinta persona è attualmente ricercata. 
"La cosca Cicero-Perna gestisce ancora il giro delle estorsioni ai danni dei commercianti cosentini". Lo ha detto Antonio Miglietta, capo della squadra mobile di Cosenza, nel corso dell’operazione Magnete, che ha portato all’arresto di 4 persone. "La moglie di Perna, che è finita ai domiciliari, era la destinataria di parte dei proventi del pizzo. La cosca - ha detto Miglietta - è in grado di attrarre il denaro dai commercianti, da cui il nome dell’operazione, anche in un momento di crisi. Basta il nome del boss, e tutti pagano. Non servono intimidazioni". "Le richieste, che sono capillari sul territorio cittadino, vanno dai 400 ai seimila euro al mese - ha detto Miglietta - ed è emblematico vedere come Musacco reggeva il clan anche se era ricoverato in una clinica per depressione". Alla conferenza stampa ha partecipato anche Giovanni Bombardieri, procuratore aggiunto della DDA di Catanzaro. Che ha chiarito che qualche imprenditore, sollecitato dalla polizia, alla fine ha riferito delle estorsioni. (

UNA PERSONA E' ANCORA RICERCATA - Gli arrestati dell’Operazione Magnete sono, oltre a Mario Musacco, 63 anni, attualmente detenuto, Armando Giannone, 68 anni, Santo Cozza, 31 anni, e Caterina Palermo, 55 anni. E' quest’ultima la moglie del presunto boss Francesco Perna, attualmente detenuto in regime di 41 bis. Una quinta persona è attualmente ricercata. 

PAGAVANO DA 400 A 6MILA EURO AL MESE - «La cosca Cicero-Perna gestisce ancora il giro delle estorsioni ai danni dei commercianti cosentini - ha detto Antonio Miglietta, capo della squadra mobile di Cosenza - ed è in grado di attrarre il denaro dai commercianti, da cui il nome dell’operazione, anche in un momento di crisi. Basta il nome del boss, e tutti pagano. Non servono intimidazioni». 
Secondo Miglietta, «le richieste, che sono capillari sul territorio cittadino, vanno dai 400 ai seimila euro al mese». Alla conferenza stampa ha partecipato anche Giovanni Bombardieri, procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro. Che ha chiarito che qualche imprenditore, sollecitato dalla polizia, alla fine ha riferito delle estorsioni.

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