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Truffa alla Regione per falsi corsi di formazione
Crolla il processo per l'arrivo della prescrizione

Calabria

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CATANZARO - E’ completamente crollato, a causa del decorso del tempo, il processo a carico di undici persone imputate, a vario titolo, per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, tentata truffa aggravata, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti e favoreggiamento, nell’ambito dell’inchiesta su presunti illeciti connessi alla concessione di fondi pubblici per l’attuazione di corsi professionali finanziati dalla Regione Calabria. Salvo l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" per uno dei capi d’accusa contestato a uno dei principali imputati, Oscar Leotta, rispetto a tutte le altre accuse il Tribunale monocratico di Catanzaro ha infatti sentenziato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Gli imputati furono rinviati a giudizio il 27 luglio del 2007, quando una dodicesima persona, un funzionario regionale, venne prosciolta "per non aver commesso il fatto", ed undici furono mandati sotto processo: lo stesso Oscar Leotta, Carmine Cutruzzolaro; Anna Principe, funzionario dell’assessorato regionale alla Formazione professionale responsabile del procedimento di valutazione dei progetti Por. Fp. 2000/2006; Caterina Bruni, istruttore della Regione nell’ambito dei corsi di formazione professionale; Benito Buttiglione, dirigente pro tempore dell’Ufficio coordinamento provinciale di Catanzaro alla formazione professionale regionale; Domenico Racina, in qualità di Dirigente scolastico del Liceo Artistico di Catanzaro; Alfonso Paonessa, in qualità di segretario del Liceo artistico di Catanzaro; Giuseppe Sconza Testa; Giuseppina Puccio, titolare di un’agenzia di viaggi; Saverio Patea, figlio del Titolare di un Hotel Ristorante in località Le Castella ad Isola Capo Rizzuto; Giuseppe Soda, in qualità di gestore di un pub. Il caso scoppiò, nel lontano 2004, con l’arresto dei due principali sospettati, Leotta e Cutruzzolaro, e con molte altre persone raggiunte da un avviso di garanzia. Nel quadro accusatorio degli allora sostituti procuratori Cristina Tettamanti e Luigi De Magistris, titolari dell’indagine condotta dal Nucleo provinciale di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro, si parlava di fatture false, che sarebbero state prodotte grazie a commercianti compiacenti, per stage dichiarati e mai svolti, false attestazione di aver raggiunto obiettivi progettuali consistenti nell’obbligo di assunzione di almeno il 50 per cento degli allievi, per ottenere il saldo contributivo e per non dover restituire la metà dei finanziamenti percepiti. Presumibilmente grazie all’appoggio di funzionari della Regione compiacenti ed esibendo false documentazioni, stando alle ipotesi d’accusa, sarebbe stata possibile la percezione indebita di centinaia di migliaia di euro di finanziamenti comunitari destinati all’organizzazione e alla gestione di corsi di formazione professionale per estetista ed esperto di "office automation". Ma il processo si è chiuso senza alcun giudizio sostanziale perché tra i numerosi rinvii dovuti alle più varie motivazioni troppo tempo è trascorso, e la prescrizione è giunta prima della sentenza nel merito.

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