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Viaggio musicale nelle terre
confiscate ai clan calabresi

Calabria

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6 minuti 10 secondi
GRAVIDI di creatività e pragmatici come pochi. I musicisti de Il Parto delle nuvole pesanti si esibiranno in concerto, gratuitamente, questa sera a Santa Severina, alle 22. È il tour promozionale dell’ultimo album “Che aria tira”. Ma c’è un progetto ben più ambizioso che li vede impegnati da mesi, e li riporerà sui nostri palchi fra pochi giorni. Di cosa si tratta lo chiediamo direttamente all’anchorman del gruppo, lo strongolese Salvatore De Siena. 
Che cos’è “Terre di musica”?
«Un progetto di musica civile, come è già stato definito anche l’ultimo disco, per le tematiche d’attualità affrontate. Con il patrocinio di Libera, Unicoop Tirreno e Arci stiamo attraversando l’Italia dei beni confiscati alle mafie, incontrando le cooperative sociali che li gestiscono e dando eco con la musica all'impegno per la legalità». 
Il 22 e il 23 agosto sarete in Calabria come si svolgeranno le due giornate?
«Il 22 saremo a Polistena. Alle 11 del mattino visiteremo i terreni confiscati in località Pontevecchio, poi andremo avanti fino a sera, tra musica dibattiti e confronti.  Momenti clou del programma saranno senz’altro l'intervista alle 17 ad Antonio Marro, presidente della coop Valle del Marro, e l’incontro con esponenti di Emergency presso il centro aziendale di via Latorre. A Crotone saremo a Isola Capo Rizzuto  dalla coop Terre Ioniche. Anche lì vista ai terreni confiscati, incontri e dibattiti fino a sera quando ci sarà la cena di Libera e il concerto a Cepa».
In programma per quel giorno anche un focus sul futuro dei beni sottratti alla criminalità. È un futuro promettente a tuo avviso?
«C’è senz’altro da essere ottimisti, queste realtà hanno già dimostrato che con impegno concreto si possono ottenere grandi risultati. C’è però bisogno di strumenti legislativi idonei per garantire protezione a società e imprese che guardino al settore»
Da Sud a Nord un viaggio senza confini nel Belpaese. Cosa viene dopo Terre di musica?
«Intanto siamo ancora in fase di produzione. Quando avremo concluso il tour realizzeremo un cofanetto con immagini, documenti, foto e video di questa esperienza. A quel punto ci impegneremo nella promozione». 
Partita a maggio da Corleone, come avete trovato il paese il cui solo nome evoca tutta una serie di cliche legati alla mafia?
«In realtà è ancora come lo si immagina. La gente si dimostra molto reticente a parlare di mafia. Ricordo il giorno del concerto: nel pomeriggio, durante le prove, mi sono avvicinato alle persone in piazza, per conoscerle, spiegargli il motivo per cui eravamo lì. Ho riscontrato una certa distanza rispetto al tema. La sera il pubblico c’era, ma molti si tenevano lontani dal palco, quasi fossero lì per caso».
Meglio o peggio che nella nostra Calabria?
«In generale, in Calabria rispetto alla Sicilia credo che ci sia ancora più strada da fare. Non dimentichiamoci che la grande lotta alla criminalità organizzata è partita da lì, mentre qui da noi sono ancora pochi quelli che profondono un impegno concreto in questa direzione. Spesso, poi, quelli che lo fanno vengono lasciati da soli, come è accaduto all'ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole». 
Il ricordo della tua terra che porti sempre dentro.....
«La vista dal balcone di casa di mia madre. Quell'orizzonte a Est cui guardavo da bambino. Vedevo passare il treno, scorgevo il mare e mi chiedevo dove fosse la Grecia...»

GRAVIDI di creatività e pragmatici come pochi. I musicisti de Il Parto delle nuvole pesanti si esibiranno in concerto, gratuitamente, questa sera a Santa Severina, alle 22. È il tour promozionale dell’ultimo album “Che aria tira”. Ma c’è un progetto ben più ambizioso che li vede impegnati da mesi, e li riporerà sui nostri palchi fra pochi giorni. Di cosa si tratta lo chiediamo direttamente all’anchorman del gruppo, lo strongolese Salvatore De Siena. 

Che cos’è “Terre di musica”?

«Un progetto di musica civile, come è già stato definito anche l’ultimo disco, per le tematiche d’attualità affrontate. Con il patrocinio di Libera, Unicoop Tirreno e Arci stiamo attraversando l’Italia dei beni confiscati alle mafie, incontrando le cooperative sociali che li gestiscono e dando eco con la musica all'impegno per la legalità». 

Il 22 e il 23 agosto sarete in Calabria come si svolgeranno le due giornate?

«Il 22 saremo a Polistena. Alle 11 del mattino visiteremo i terreni confiscati in località Pontevecchio, poi andremo avanti fino a sera, tra musica dibattiti e confronti.  Momenti clou del programma saranno senz’altro l'intervista alle 17 ad Antonio Marro, presidente della coop Valle del Marro, e l’incontro con esponenti di Emergency presso il centro aziendale di via Latorre. A Crotone saremo a Isola Capo Rizzuto  dalla coop Terre Ioniche. Anche lì vista ai terreni confiscati, incontri e dibattiti fino a sera quando ci sarà la cena di Libera e il concerto a Cepa».

In programma per quel giorno anche un focus sul futuro dei beni sottratti alla criminalità. È un futuro promettente a tuo avviso?

«C’è senz’altro da essere ottimisti, queste realtà hanno già dimostrato che con impegno concreto si possono ottenere grandi risultati. C’è però bisogno di strumenti legislativi idonei per garantire protezione a società e imprese che guardino al settore»

Da Sud a Nord un viaggio senza confini nel Belpaese. Cosa viene dopo Terre di musica?

«Intanto siamo ancora in fase di produzione. Quando avremo concluso il tour realizzeremo un cofanetto con immagini, documenti, foto e video di questa esperienza. A quel punto ci impegneremo nella promozione». 

Partita a maggio da Corleone, come avete trovato il paese il cui solo nome evoca tutta una serie di cliche legati alla mafia?

«In realtà è ancora come lo si immagina. La gente si dimostra molto reticente a parlare di mafia. Ricordo il giorno del concerto: nel pomeriggio, durante le prove, mi sono avvicinato alle persone in piazza, per conoscerle, spiegargli il motivo per cui eravamo lì. Ho riscontrato una certa distanza rispetto al tema. La sera il pubblico c’era, ma molti si tenevano lontani dal palco, quasi fossero lì per caso».

Meglio o peggio che nella nostra Calabria?

«In generale, in Calabria rispetto alla Sicilia credo che ci sia ancora più strada da fare. Non dimentichiamoci che la grande lotta alla criminalità organizzata è partita da lì, mentre qui da noi sono ancora pochi quelli che profondono un impegno concreto in questa direzione. Spesso, poi, quelli che lo fanno vengono lasciati da soli, come è accaduto all'ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole». 

Il ricordo della tua terra che porti sempre dentro...

«La vista dal balcone di casa di mia madre. Quell'orizzonte a Est cui guardavo da bambino. Vedevo passare il treno, scorgevo il mare e mi chiedevo dove fosse la Grecia...».

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