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Sangue infetto, senza interventi alto rischio malasanità
Da Cosenza i tecnici chiamano in causa Scopelliti

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Se i ritardi non verranno colmanti «è verosimile ipotizzare che potrebbero verificarsi ulteriori eventi avversi». I tecnici dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, incaricati di portare a compimento una relazione di approfondimento presso il centro trasfusionale del presidio ospedaliero “Annunziata” all’indomani della morte del rendese Cesare Ruffolo, non hanno usato mezzi termini nello stilare l’atto conclusivo del proprio lavoro di verifica. Se la Regione Calabria, attraverso la struttura commissariale, non provvederà a mettere mano ai limiti strutturali evidenziante nella struttura sanitaria cosentina il rischio di nuovi casi di “malasanità” è altissimo. In nove pagine, finite di elaborare il primo di agosto, l’ingengere Nicola Buoncristiano, direttore dell’unità operativa ingegneria clinica dell’Asp cosentina ed il collega Mario Marino, che ne dirige l’unità operativa Spisal, hanno affrontato ed evidenziato tutte le situazioni al limite di legge. Alla luce di quanto riscontrato presso il centro trasfusionale del presidio ospedaliero “Annunziata” di Cosensa, i due tecnici suggeriscono ai vertici dell’azienda sanitaria provinciale cosentina di risolvere al più presto «le gravi situazioni di non conformità-criticità» evidenziate durante l’ispezione e che erano già state messe in evidenza dalla struttura commissariale regionale nel 2012.

 
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