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Cosenza, non ammessi alla maturità
ma il Tar dà ragione al preside

Calabria

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RICORDATE la vicenda dei liceali del “Telesio” che, per cattiva condotta, non furono ammessi agli esami di Stato e quindi costretti a ripetere l’anno? Ebbene, nella giornata di venerdì il Tar di Catanzaro (Guido Salemi presidente, Giovanni Iannini relatore, Emiliano Raganella terzo componente) ha respinto il ricorso presentato dagli studenti stessi (sei in tutto), coi giudici che hanno ritenuto legittima la decisione presa dal consiglio di classe. 
La vicenda risale allo scorso 27 maggio, quando cioè una classe, venticinque studenti in tutto, malgrado il divieto del preside Antonio Iaconianni (giustificato da precedenti intemperanze, addebitabili però ad altre classi), decise ugualmente di festeggiare in istituto (come in precedenza avevano fatto le altre terze) la “Festa dei cento giorni”. Avevano montato delle casse acustiche, riempito i palloncini d’acqua per i classici gavettoni di fine anno e portato anche qualche fumogeno. Quindi l’intervento del dirigente del liceo, che ha bloccato tutto, con gli studenti che hanno rumoreggiato. Ci sarebbe stato anche qualche acceso scambio di battute e qualche parolaccia. Sarebbe volato anche uno schiaffo, rifilato da un “infiltrato” al preside. Il giovane in questione era un ex compagno di classe degli studenti. Era stato bocciato lo scorso anno e ai suoi amici - lui che ora ha rinunciato agli studi - aveva chiesto di partecipare alla festa. Per questo schiaffo è ora indagato per percosse, con il processo fissato dinanzi al Giudice di Pace. 
Alla fine i più esagitati sono stati ritenuti i sei in questione, che sono stati sospesi per dodici giorni dalle lezioni, col voto di condotta abbassato a cinque. Gli altri compagni di classe sono stati sospesi per tre giorni e il voto abbassato a sei, cosa che gli ha permesso di sostenere gli esami di maturità. 
«Non hanno ammazzato nessuno e comunque non è che gli altri 19 stessero facendo la calza....», commentò a caldo la madre di una compagna di classe dei sei ragazzi bocciati, insistendo sul fatto che tutti dovevano essere puniti in maniera equa: «Avevano delle precise direttive (quella di non festeggiare in istituto, ndr) e non le hanno rispettate. C’è stato però dell’accanimento verso alcuni studenti e della leggerezza verso altri», aggiunse la signora. 
Sulla vicenda si aprì un dibattito. Intervennero anche anche alcuni genitori dei ragazzi non ammessi all’esame. C’è chi, a caldo, se ne ne fece una ragione, ammettendo che il figlio non è che alla fine avesse studiato così tanto. Altri annunciarono, come poi è avvenuto, di ricorrere al Tar.
C’è chi prese le difese del preside e dei professori.« I figli - disse per esempio il dirigente del liceo “Campanella” di Belvedere, Maria Grazia Cianciulli - non vanno difesi ad oltranza, al di là del bene e del male, questo è il peggiore danno che si possa fare ai nostri giovani. Bisogna insegnare loro il rispetto delle regole, delle persone, la rettitudine ed il garbo che non sono termini da mettere in soffitta, ma, al contrario, vanno ripresi per dare loro nuova valenza e risonanza nel nostro agire quotidiano». Ora la nuova bocciatura, questa volta da parte del Tar.

COSENZA - Fa ancora discutere a Cosenza la vicenda degli studenti del liceo classico “Telesio” che, per cattiva condotta, non furono ammessi agli esami di Stato e quindi costretti a ripetere l’anno. Nella giornata di venerdì il Tar di Catanzaro (Guido Salemi presidente, Giovanni Iannini relatore, Emiliano Raganella terzo componente) ha respinto il ricorso presentato dai ragazzi (sei in tutto), coi giudici che hanno ritenuto legittima la decisione presa dal consiglio di classe. 

La vicenda risale allo scorso 27 maggio, quando cioè una classe, venticinque studenti in tutto, malgrado il divieto del preside Antonio Iaconianni (giustificato da precedenti intemperanze, addebitabili però ad altre classi), decise ugualmente di festeggiare in istituto (come in precedenza avevano fatto le altre terze) la “Festa dei cento giorni”. Avevano montato delle casse acustiche, riempito i palloncini d’acqua per i classici gavettoni di fine anno e portato anche qualche fumogeno. Quindi l’intervento del dirigente del liceo, che ha bloccato tutto, con gli studenti che hanno rumoreggiato. Ci sarebbe stato anche qualche acceso scambio di battute e qualche parolaccia. Sarebbe volato anche uno schiaffo, rifilato da un “infiltrato” al preside. 

Il giovane in questione era un ex compagno di classe degli studenti. Era stato bocciato lo scorso anno e ai suoi amici - lui che ora ha rinunciato agli studi - aveva chiesto di partecipare alla festa. Per questo schiaffo è ora indagato per percosse, con il processo fissato dinanzi al Giudice di Pace. Alla fine i più esagitati sono stati ritenuti i sei in questione, che sono stati sospesi per dodici giorni dalle lezioni, col voto di condotta abbassato a cinque. Gli altri compagni di classe sono stati sospesi per tre giorni e il voto abbassato a sei, cosa che gli ha permesso di sostenere gli esami di maturità. 

«Non hanno ammazzato nessuno e comunque non è che gli altri 19 stessero facendo la calza....», commentò a caldo la madre di una compagna di classe dei sei ragazzi bocciati, insistendo sul fatto che tutti dovevano essere puniti in maniera equa: «Avevano delle precise direttive (quella di non festeggiare in istituto, ndr) e non le hanno rispettate. C’è stato però dell’accanimento verso alcuni studenti e della leggerezza verso altri», aggiunse la signora. Sulla vicenda si aprì un dibattito. Intervennero anche anche alcuni genitori dei ragazzi non ammessi all’esame. C’è chi, a caldo, se ne ne fece una ragione, ammettendo che il figlio non è che alla fine avesse studiato così tanto. Altri annunciarono, come poi è avvenuto, di ricorrere al Tar.C’è chi prese le difese del preside e dei professori.« I figli - disse per esempio il dirigente del liceo “Campanella” di Belvedere, Maria Grazia Cianciulli - non vanno difesi ad oltranza, al di là del bene e del male, questo è il peggiore danno che si possa fare ai nostri giovani. Bisogna insegnare loro il rispetto delle regole, delle persone, la rettitudine ed il garbo che non sono termini da mettere in soffitta, ma, al contrario, vanno ripresi per dare loro nuova valenza e risonanza nel nostro agire quotidiano». Ora la nuova bocciatura, questa volta da parte del Tar.

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