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Testamento dell'avvocato calabrese che amava Milano
Lascia 5,6 milioni al Comune: «Aiutate i poveri»

Calabria

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COSENZA – Un amore sconfinato per la città in cui sei nato e cresciuto, in cui hai costruito la tua vita. Anche quando nelle tue vene scorre il sangue di una terra lontana oltre mille chilometri. La storia di Rinaldo Spataro, avvocato, nato a Milano da una coppia di immigrati calabresi e morto lo scorso anno all’età di 74 anni, è di quelle che la città della Madonnina ricorderà a lungo. Nel suo testamento, infatti, il professionista aveva disposto che gran parte dei suoi averi fossero devoluti al Comune di Milano, con la precisa indicazione che fossero utilizzati in opere di assistenza alle persone meno fortunate. Ai poveri dunque. Quello che il Comune non poteva sapere, quando una lontana cugina di Spataro consegnò a Palazzo Marino il testamento olografico ritrovato dalla sua fedele segretaria, era il valore di questi beni. Oggi, dopo alcuni mesi di inventario, ne ha potuto stabilire l’esatta entità: 5,6 milioni di euro.

Un vero record per una città che non è del tutto disabituata a delle grosse donazioni da parte di cittadini facoltosi. Ma l’enorme generosità di Spataro assume ancora maggior valore se si pensa che le origini del 74enne sono da ricercarsi altrove e precisamente in Calabria. Non sappiamo per ora che importanza avesse per l’uomo la nostra regione e in che legame fosse rimasto con essa. Di sicuro, alla luce di questo gesto straordinario, abbiamo scoperto quanto unito fosse al capoluogo lombardo.
La notizia, apparsa ieri su Repubblica, ha fatto subito il giro del web. Anche perché ha richiamato immediatamente l’episodio della misteriosa morte dell’avvocato, avvenuta il 28 giugno dello scorso anno. Spataro, appassionato di nuoto, annegò nel canale della Muzza, nel territorio di Cornegliano Laudense, in provincia di Lodi, dove era solito dedicarsi alla passione di una vita. Il corpo dell’uomo fu ritrovato da un pescatore che lo agganciò con il suo amo, pensando che fosse un grosso pesce, ponendo casualmente fine alle ricerche dei sommozzatori che erano in corso da alcune ore. 

Fu poi la segretaria a ritrovare il testamento con le sue ultime volontà e a consegnarlo a una cugina di Spataro, la quale, per la fortuna di Milano, lo portò a Palazzo Marino. «Un regalo alla città dove sono nato e vissuto e che ha avuto un particolare significato nello sviluppo della mia personalità e della mia esistenza, mi ha dato tutto» scrive Spataro in quella lettera. Il lascito è costituito da un negozio di 62 metri quadrati, un box, un quadrilocale che l’avvocato usava come studio, un appartamento di sei locali e un altro trilocale a Cesano Boscone. Valore totale: 5,6 milioni di euro. «Da utilizzare in opere di beneficenza e di assistenza ai bisognosi» specifica la lettera.

Ma non è tutto. Oltre alla donazione alla sua città, nel testamento Spataro previde un lascito di di 50mila euro al suo mai dimenticato amore di gioventù (l’uomo non si era mai sposato e non aveva figli) e un secondo a favore di chi si sarebbe fatto carico delle sue esequie.
Ora sarà il Comune a deliberare come utilizzare questo patrimonio.

 

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