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Bufera sulla sanità, dopo gli ultimi sette morti arrivano gli ispettori del ministro Sacconi

Calabria
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Gli ispettori del ministero della Salute collaboreranno col Servizio sanitario della Regione Calabria per accertare le cause dei sei decessi che si sono verificati negli ultimi 20 giorni in Calabria. A deciderlo è stato il ministro Maurizio Sacconi, dopo la catena di morti sospette che si sono verificate negli ultimi giorni, a cominciare da quella di Sara Sarti, la bambina di cinque anni deceduta lunedì scorso nell’ospedale di Locri. «A una primissima lettura – rileva il Ministero del Welfare, facendo riferimento anche ai fatti siciliani – gli episodi appaiono confermare la necessità di robusti processi di riorganizzazione dei servizi socio-sanitari nelle Regioni del Mezzogiorno, con particolare riguardo allo sviluppo dei servizi territoriali e alla razionalizzazione delle funzioni ospedaliere per malati acuti, compresa una efficiente e tempestiva rete di emergenza-urgenza». A tutto ciò il governatore della Calabria, Agazio Loiero risponde: «Ben vengano non potranno che rendersi conto dell’enorme sforzo che la Regione sta facendo per migliorare il sistema sanitario». Intanto, sul fronte giudiziario, la Procura di Catanzaro ha iscritto nel registro degli indagati i medici e gli infermieri del pronto soccorso dell’ospedale di Catanzaro che hanno visitato Felice Antonio Caligiuri, l’uomo di 61 anni deceduto la sera del 25 agosto. «E' un atto dovuto», hanno spiegato in Procura, per consentire agli indagati la nomina di propri consulenti in vista dell’autopsia che sarà effettuata domani. La presenza degli infermieri tra gli indagati si spiega col fatto che sono proprio loro a stabilire il codice di priorità sulla base del quale il paziente viene poi visitato dai medici. E nel caso di Caligiuri, secondo la denuncia presentata dai familiari, l’uomo è stato classificato come codice bianco, quello meno grave, nonostante lamentasse forti dolori al torace, mentre per l’Azienda ospedaliera l’uomo accusava un malessere generale e dolori al collo. E giustizia chiede Domenico Francolino, il padre di Giuseppe, il ragazzo di 26 anni morto nella tarda mattinata di ieri nell’ospedale di Lamezia Terme dopo essere stato sottoposto, nei giorni scorsi, a un intervento chirurgico per peritonite. «Mio figlio – ha detto – non me lo restituirà nessuno, ma che almeno non commettano altri errori».

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