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Corteo a Cosenza per ricordare Bergamini

I supporter chiedono di riaprire il caso

Calabria

Sono arrivati da Ferrara la sorella Donata e il padre Domizio per chiedere giustizia per Denis morto il 18 novembre del 1989 in circostanze misteriose

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COSENZA - Bergamini non è stato mai dimenticato. Cori da stadio e silenzi di imbarazzo, sguardi nel vuoto e urla di rabbia in dialetto. Gli anfibi hanno lasciato il posto alle nuove calzature contemporanee, ancora bomber o piumini d'oca, i capelli e i colori di una tifoseria indomita. Dai ragazzi di piazza Loreto del 1989 a quelli di Piazza Zumbini nel 2009. Donato Bergamini è parte integrante della storia calcistica rossoblu e il corteo andato a memoria ieri mattina ne è stata la prova di fede e la testimonianza più viva. Uno dei leader della NG su via degli stadi ha sospirato una di quelle mezze verità che escono dall'anima di chi la strada l'ha vissuta palmo a palmo sulla propria pelle.

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«La giustizia storica è stata fatta, per quella giudiziaria il corso è diverso». Il segno dalle esperienze e di una generazione che ha creato immaginario, confezionandolo per chi è arrivato dopo. Qualcuno di quelli che ha sfilato urlandone il nome forse neanche sa chi è Denis, il campione di Argenta. Gli idoli e le magie, come la maglia di Donato Bergamini che “Kaos”, uno dei biondissimi ragazzi che segue i Lupi in giro per la penisola da oltre un ventennio, mostrava orgoglioso sulle scale del tribunale. Ventanni fa il mondo era diverso, come questa terra sublime e efferata. Cosenza e la sua squadra di calcio le passioni di una curva e di tanti, tanti tifosi stavano tornando di moda. C'era ancora piazza Kennedy, nel centro città e i derby con la Reggina e il Catanzaro erano epopee per ventimila sulle gradinate del San Vito. Gli interlocutori erano diversi, c'era Di Marzio e ora c'è Toscano, c'erano i Nuclei Sconvoli e ora ci sono tanti volti nuovi allegri e combattivi. Quel 18 novembre del 1989, e poi il funerale di Donato Bergamini è uno dei fotogrammi che hanno lasciato il segno nella memoria collettiva. I ragazzi di piazza Loreto del 1989 si sono ricongiunti idealmente con quelli di piazza Zumbini, ieri mattina. In piazza per non dimenticare un campione, in piazza per ritrovare il passato e ricostruire un filo di memoria. Ieri mattina anche la pioggia battente ha voluto ricreare lo steso clima di ventanni addietro. Il primo contatto è con un tifoso che alza il finestrino della macchina. «Mi aspettavo più gente, ma va bene così». Poi sul marciapiede opposto a quello dei fan ci avviciniamo alla sorella di Donato Bergamini. Gli occhi brillanti e azzurri, scintillanti di una nuova speranza. «Devo ringraziarvi tutti, oggi è un grande giorno per noi e speriamo presto di aver novità». Ci sono i veri tifosi del Cosenza, nel branco ci si riconosce con uno sguardo, si rivede Albino, e qualche metro dopo arriva la notizia raggelante di uno della curva sud che ha salutato in giovane età: era il padrone dei tamburi sulla balconata. Lo chiamavano Castagnini. Il rullo del tempo e la sagoma del papà di Denis, Domizio. Tenerissimo, ricorda i suoi acciacchi e si nasconde dietro una coloratissima sciarpa rossoblu del Cosenza 1914. «Sono felice e spero che ora qualcosa si muova». Qualche metro ancora e ci sono i preparativi, Da un balcone sulla piazza, Elio Principato ha preparato uno striscione. Sono le 10 e 30 e Giove pluvio non consente repliche. Sono alcune centinaia di impavidi rossoblu che partono in corteo. La città sonnecchia a ritmo natalizio e la Tribuna ospita la protesta. Si odono i rintocchi del tempo prigioniero dei ragazzi di piazza Loreto. Alcuni di loro ci sono ancora e non hanno mai cambiato fede. Ecco i signori del centro Coordinamento Club, quelli che scortano Domizio. I Pistols Cittadella, pezzi di storia che hanno viaggiato lungo la penisola, i signori underground del red blue tour. Si risale fino a piazza Loreto e una signora con un campanaccio esce da un negozio. Qualche sciarpa ai balconi e bandiere qua e là, Poi verso piazza Europa. La polizia si tiene a distanza, mentre le macchine fotografiche e le telecamere immortalano tutto. Una spilletta sul giubbino del cronista, un ritratto di Denis e un sottopasso diventa un palasport. Su via degli stadi si notano le bandiere dai balconi. Le sciarpe dell'Atalanta, le sezioni viola, qualcuno sceglie di fare un pezzetto in macchina. I cori e i megafoni, In testa qualche giovanissimo fan. Davanti alla curva sud parte un applauso poi si entra allo stadio. Un ragazzo alticcio e biondo, il nipote di Bergamini, mai stato a Cosenza, mai visto lo zio. Vede il tempio del calcio che ha consacrato lo zio e scoppia in lacrime, Fino alla fine della manifestazione. Arriva anche Ugo Napolitano. I ragazzi di Loreto dell'89 rivedono un pezzetto della loro storia pallonara. Poi all'interno del San Vito per le foto ricordo. Domizio ha gli occhi lucidi quando osserva il murales che ricorda il figlio. Non smette di piovere mai, la pioggia acida del terzo millennio e una scia rossoblu dall'89 al 2009. Sognando una verità.

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