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Morte Bergamini, gli oggetti del calciatore al Ris di Messina

Calabria

Catenina, orologio e mocassini intatti, nonostante il trascinamento di 50 metri sotto un camion. Gli oggetti del calciatore sono stati inviati agli specialisti dei carabinieri per i rilievi

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Il Ris di Messina tenterà di fare luce sulla morte del calciatore del Cosenza, Denis Bergamini. Ieri la Procura ha affidato al reparto speciale dei carabinieri, i quattro oggetti appartenuti al centrocapista morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora tutte da chiarire. Oggetti che erano già stati posti sotto sequestro lo scorso 5 ottobre. E così i carabinieri ieri hanno provveduto all’invio dell’orologio, dei mocassini, di una catenina d’oro e dell’automobile maserati che era custodita in una autofficina di Argenta in provincia di Ferrara.

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Gli oggetti, secondo le risultanze della controinchiesta difensiva che ha portato alla riapertura dell'inchiesta, chiusa all’epoca, per le dichiarazioni dell’ex fidanzata di Bergamini Isabella Internò, proverebbero che non si è trattato di suicidio. Gli oggetti del calciatore cosentino, infatti, sono integri e senza un graffio (l’automobile sarebbe tirata a lucido), particolare che non andrebbe del tutto in contrasto con la versione del suicidio con un balzo sotto un camion e un trascinamento del corpo per metri. Una versione che è stata, invece, ritenuta valida dalla sentenza della Corte d'appello di Catanzaro, del giugno 1992. Bergamini si sarebbe gettato sotto un camion, sulla Statale 106 Jonica, nei pressi di Roseto Capo Spulico, e sarebbe stato trascinato per una cinquantina di metri - sempre secondo la stessa sentenza che ha preso per buone le parole degli unici due testimoni: l'ex fidanzata del centrocampista del Cosenza, appunto, e Raffaele Pisano, il camionista di Rosarno che avrebbe guidato il pesante mezzo. Ma sugli oggetti personali non vi è traccia né di sangue, né di trascinamento da parte di un mezzo pesante su una strada fangosa sotto la pioggia. Per quest motivo l'inchiesta è stata riaperta e l'ipotesi è di omicidio volontario al momento contro ignoti. Tra gli oggetti inviati al Ris i mocassini che, come hanno ribadito il legale della famiglia e i familiari di Bergamini, se fosse vera la storia “ufficiale” che vede Denis scendere dalla macchina per proseguire in autostop, sarebbero dovuti essere malridotti. Le scarpe furono fatte avere di nascosto al padre di Denis, Domizio Bergamini, da Domenico Corrente detto “Mimmolino”, factotum del Cosenza Calcio, che all'epoca della morte di Bergamini si raccomandò col familiare di mantenere il silenzio. Mimmolino morì poi in circostanze piuttosto “anomale” in un incidente stradale sempre sulla Statale Ionica pochi mesi dopo, nel giugno 90, quando si trovava in auto assieme ad altro addetto del Cosenza, Alfredo Rende: lo stesso che aveva riferito al padre di Bergamini che voleva parlargli di alcune cose sulla morte del figlio.

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