Salta al contenuto principale

Operazione "Showdown" nel Soveratese contro la cosca Sia-Procopio-Tripodi

Calabria

Sequestrati anche beni per un valore di circa 30milioni di euro riconducibile ad alcuni degli affiliati alla cosca nei confronti dei quali sono stati emessi i 18 provvedimenti di fermo

Tempo di lettura: 
4 minuti 4 secondi

Operazione questa mattina, dei carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, per l'esecuzione di 18 provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti presunti affiliati al clan Sia-Procopio-Tripodi della 'ndrangheta, che ha la sua base operativa nella zona di Soverato. Dei diciotto provvedimenti della Dda di Catanzaro, ne sono stati eseguiti 14 e le accuse per i destinatari sono l'associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, sequestro di persona, estorsione, rapina e ricettazione. Le indagini che hanno portato ai fermi sono partite nel dicembre del 2009 dalla scomparsa di Giuseppe Todaro, presunto affiliato alla cosca Gallace-Novella, rivale di quella dei Sia-Procopio-Tripodi. Todaro sarebbe stato ucciso per una vendetta mafiosa ed il suo cadavere fatto sparire. L’indagine scaturita dall’omicidio e diretta dal pm della Dda di Catanzaro Vincenzo Capomolla, ha consentito di delineare compiti e ruolo degli indagati nell’ambito del "locale" di 'ndrangheta attivo sin dal 2002 nella fascia jonica catanzarese, ed in particolare a Soverato, Davoli, San Sostene, Montepaone e Montauro. Queste le persone destinatarie (14 su 18) dei fermi telari emessi dalla Dda di Catanzaro, nell’ambito dell’operazione contro la cosca Sia-Procopio-Tripodi della 'ndrangheta: Pietro Aversa, di 56 anni; Vincenzo Bertucci (28); Pasqualino Greco (50); Antonio Gulla (44); Michele Lentini (40); Giovanni Ativo (28); Giuseppe Pileci (39); Angelo, Manuel, Fiorito e Francesco Procopio, di 25, 30, 58, e 22 anni; Giandomenico Rattà (29), Mario Franco Sica (57) e Francesco Vitale (25).

SEQUESTRATI BENI PER 30 MILIONI DI EURO

Nell'ambito dell'operazione, la Guardia di finanza, ha sequestrato beni mobili ed immobili per un valore di 30 milioni di euro consistenti in rapporti bancari, quote societarie, attività economiche ed in un villaggio turistico composto da duecento unità immobiliari a San Sostene (Cz). Il patrimonio sottoposto a sequestro preventivo era riconducibile ad alcuni degli affiliati alla cosca nei confronti dei quali sono stati emessi i provvedimenti di fermo. Dalle indagini è stato possibile ricostruire gli interessi economici della cosca che, ricorrendo ad articolati schemi societari ed a fittizie intestazioni di beni, era riuscita ad inserirsi in importanti iniziative imprenditoriali e commerciali apparentemente legali. Nell’ambito di questa specifica attività investigativa la Guardia di finanza ha denunciato alla Dda di Catanzaro 14 persone con l’accusa di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose.

I PARTICOLARI DELL'INCHIESTA

Il procuratore della Dda di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, incontrando i giornalisti, assieme all’aggiunto Giuseppe Borrelli e ai vertici dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, per illustrare gli esiti dell’operazione «ShowDown» ha spiegato: «I villaggi turistici sono uno dei settori di intervento strategici della 'ndrangheta in tutta la Calabria». Nella notte infatti, i sigilli sono stati apposti ad un villaggio turistico in costruzione a San Sostene, sulla costa ionica catanzarese, del valore di oltre 30 milioni di euro con 200 unità immobiliari. Una quota degli appartamenti era stata già oggetto di compravendita sul mercato internazionale, in particolare da parte di cittadini irlandesi. Le persone arrestate nell’ambito delle indagini avviate dopo la scomparsa di Giuseppe Todaro, nel 2009, che ha scatenato la guerra che ha insanguinato il soveratese nell’ambito della cosiddetta «mafia dei boschi», sono state in tutto 14, è stato spiegato, perchè due sono risultati all’estero e altri due si sono resi irreperibili. «Non è stata solo e soltanto la lupara bianca – ha sostenuto il procuratore Lombardo – a scatenare tutto questo. In realtà il fuoco covava sotto le ceneri e il conflitto era latente. Il locale di 'ndrangheta di Soverato esce con alcune contraddizioni interne e due tendenze: da un lato ci sono i Sia che stanno con i Novella e con Damiano Vallelunga e dall’altra ci sono invece i Todaro che stanno con i Gallace. Quindi l'associazione che prima era unica Gallace-Novella poi si è divisa e quando ci sono le divisioni come insegna l’esperienza della guerra di mafia di Reggio Calabria degli anni 86-90 non si sa più chi sta da una parte e chi sta dall’altra. E alcune volte gli omicidi sono trasversali». «Quello che è stato fatto – ha aggiunto Borrelli – è un lavoro di recupero e di raccolta di quanto seminato nell’arco di questi anni con grande attenzione dal pm Capomolla. Devo ribadire che siamo contrari all’utilizzazione del decreto di fermo ma in questa occasione siamo stati costretti perchè si era verificata nell’ambito della richiesta una discovery che poneva in pericolo la possibilità di andare a trovare queste persone. Le indagini comunque proseguono e va sottolineato il lavoro svolto dei carabinieri incrociato con quello della guardia di finanza sul piano patrimoniale ha portato risultati di prima importanza»

TROVATO UN FORMULARIO DI AFFILIAZIONE ALLA 'NDRANGHETA

"Tra il materiale trovato nell’abitazione di una delle persone arrestate nell’ambito dell’operazione "Showdown" c'è anche una sorta di formulario sui riti di affiliazioni alla 'ndrangheta" ha raccontato il procuratore della Dda di Catanzaro, Vincenzo Lombardo. Il documento è stato trovato a Montauro in casa di Antonio Pantaleone Gullà, di 44 anni. «Evidentemente – ha aggiunto il procuratore Lombardo – i riti di tale genere conservano ancora un certo valore all’interno della 'ndrangheta. Null'altro posso dirvi sul contenuto del formulario che attualmente stiamo esaminando».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?