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Reggio. 'Ndrangheta, il consigliere comunale

Plutino respinge le accuse

Calabria

Interrogato il consigliere comunale reggino arrestato per concorso esterno. Negano ogni addebito anche altri tre indagati per mafia

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«Certo che conosco gli altri indagati. Li conosco tutti. Alcuni sono miei cugini di primo grado, gli altri sono cresciuti e vivono nel mio quartiere. Conosco tutti, ma io non c’entro niente ne’ con la ‘ndrangheta ne’ con eventuali minacce al consigliere regionale Gianni Nucera. Sul mio conto sta mentendo». Si difende così Giuseppe Plutino, il consigliere comunale di Reggio Calabria, arrestato mercoledì mattina per concorso esterno in associaciazione mafiosa, che sentito ieri, ha respinto ogni accusa, ma anzi, rispondendo al Gip Domenico Santoro e al pm Marco Colamonici, è passato all’attacco. Non ha negato di conoscere le altre sei persone finite in carcere assieme a lui, ma ha detto che i suoi comportamenti sono sempre stati assolutamente legittimi.

I fratelli Filippo e Domenico Condemi sono suoi cugini di primo grado, mentre tutte le altre sono persone nate e cresciute come lui nel quartiere di San Giorgio Extra. E’ vero anche che in molti lo hanno sostenuto durante la campagna elettorale, ma senza avere nulla in cambio e, comunque, in maniera disinteressata. In questo senso Pino Plutino ha spiegato che è vero pure che assieme a Domenico Condemi aveva sollecitato, anche insistendo, Nucera ad assumere nella sua struttura una ragazza (cugina di Condemi) ma solo perchè lo stesso segretario questore del Consiglio regionale lo aveva promesso in campagna elettorale. Il consigliere comunale ha insomma affermato che quanto detto da Nucera ai magistrati è evidentemente «falso» e ora i magistrati dovranno verificare. Anche i fratelli Filippo e Domenico Condemi, hanno negato l’appartenenza alla ‘ndrangheta e affermato la loro estraneità sia alle minacce a Nucera che all’episodio dell’intimidazione contro l’esponente del Pdl. Insomma, non sarebbero stati loro a mettere sull’auto di Nucera la tanica di benzina, tantomeno per indurlo ad assumere chicchessia. Tra le altre persone che hanno deciso di rispondere al Gip anche Leo Caridi che ha negato di essere il reggente della cosca. Contro di lui, dice, c’è solo una montagna di accuse inconsistenti. A Palmi, invece, sono stati sentiti Vincenzo Lombardo e Rosario Calderazzo, che di fronte alle domande del Gip si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Per Caridi, l’unico in stato di fermo, il Gip dovrà eventualmente convalidare l’arresto. Per gli altri bisognerà attendere le richieste di scarcerazione che arriveranno nelle prossime settimane al Tdl.

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