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Guerra di mafia nel Cosentino, reggono le accuse per l'operazione "Tela di Ragno"

Calabria
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CATANZARO - Venticinque misure cautelari rispetto alle quali l’ordinanza è stata confermata, nove ricorsi completamente rigettati, tre provvedimenti rispetto ai quali i giudici hanno riformato parzialmente le accuse contestate, e ventuno provvedimenti rispetto ai quali l'ordinanza cautelare è stata annullata. È questo il quadro che emerge dopo le varie pronunce del Tribunale del riesame di Catanzaro in merito ai cinquantotto ricorsi presentati da altrettanti indagati coinvolti nella maxi operazione contro la 'ndrangheta battezzata «Tela del ragno», portata a termine a fine marzo dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e dall’Arma dei carabinieri contro sette cosche operanti nell’area del Tirreno cosentino e nel capoluogo, e con interessi in varie regioni d’Italia.

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Regge bene dunque per il momento l’impianto accusatorio, nel quale sono complessivamente contestati un’impressionante numero di reati che vanno dall’associazione mafiosa, agli omicidi consumati e tentati, all’usura ed all’estorsione. Ciò anche considerato che in alcuni casi il tribunale del capoluogo calabrese è intervenuto sulle misure impugnate solo in virtù del fatto che i reati contestati sono molto risalenti nel tempo e ritenendo dunque non sufficienti le esigenze cautelari.

E l’esito delle decisioni dei ricorsi ha suscitato grande soddisfazione alla Dda di Catanzaro, espressa all’Agi dal procuratore aggiunto, Giuseppe Borrelli, che ha sottolineato come abbia «tenuto» un’indagine lunga e complessa, che ha consentito la ricostruzione di una guerra di mafia che ha viste contrapposte, tra il 1999 e il 2004, diverse cosche del cosentino per il controllo delle attività illecite sul territorio, ed in particolare i Lanzino-Locicero di Cosenza – subentrati ai Perna-Ruà – Muto di Cetraro, Scofano-Mastallo-Ditto-La Rosa e Serpa di Paola, Calvano e Carbone di San Lucido, e Gentile-Besalvo di Amantea. 

«La maggior parte dei provvedimenti cautelari è stata confermata dai giudici del riesame – ha detto il magistrato – e ciò si unisce al fatto che neppure tutti gli indagati hanno presentato ricorso, e non ultima alla considerazione, che possiamo fare considerate le motivazioni che abbiamo visto fino ad ora, che sia pur quando il quadro indiziario è stato ritenuto valido è stato il tempo trascorso dalla commissione dei reati a portare il tribunale ad intervenire sull'ordinanza. Attendiamo comunque di leggere tutte le motivazioni dei provvedimenti del riesame per l'ulteriore valutazione in merito ai ricorsi in Cassazione. Al momento, comunque – ha concluso Borrelli – siamo ampiamente soddisfatti».

Dopo le pronunce del tribunale del riesame, l'ordinanza cautelare è stata confermata per: Mario Attanasio, Pasqualino Besaldo, Romolo Cascando, Domenico Cicero, Valerio Salvatore Crivello, Gennaro Ditto, Guerino Folino, Giancarlo Gravina, Ettore Lanzino, Domenico La Rosa, Giuseppe La Rosa, Vincenzo La Rosa, Pietro Francesco Lofaro, Sonia Mannarino, Alessio Martello, Mario Martello, Fabrizio Poddighe, Ilario Pugliese, Mario Scofano, Gianluca Serpa, Livio Serpa, Mario Serpa, Nella Serpa, Salvatore Serpa, Francesco Pino Trombetta. Ricorso rigettato per: Giovanni Abruzzese, Antonio Buono, Giovanna Caratelli, Antonella D’Angelo, Antonio Ditto, Carmela Gioffrè, Carlo Lamanna, Giuseppe Lo Piano, Umile Miceli. Ordinanza riformata per: Francesco Desiderato (rispetto a tre capi d’accusa), Mario Mazza (rispetto a due capi d’accusa), Francesco Tundis (reato contestato al capo 11 riqualificato con esclusione dell’aggravante della «mafiosità»). Ordinanza annullata per: Natale Alessio, Paolo Brillantino, Luigi Bruni, Paolo Calabria, Sergio Carbone, Aldo Caruso, Giuseppe Curioso, Antonio Esposito, Tommaso Gentile, Giacomino Guido, Luca La Rosa, Daniele Lamanna, Pier Mannarino, Francesco Martello, Mario Matera, Giovanni Neve, Alessandro Pagano, Alfredo Palermo, Luciano Carmelo Poddighe, Fabrizio Rametta, Giuseppe Sirufo.

 

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