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Intercettazioni mai ascoltate e agenti infedeli

Il procuratore denuncia le spine nella lotta ai clan

Calabria
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CATANZARO – Che ci siano poche risorse il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli lo ripete da tempo. Ma stavolta, tracciando un bilancio degli ultimi 18 mesi di attività di lotta alla 'ndrangheta, sottolinea qualcosa di più: al fianco di reparti «di primissimo livello» e di dirigenti «che possono essere considerati straordinari», ci sono settori in cui si accumulano «ritardi imbarazzanti» e altri in cui il livello qualitativo è «approssimativo».

E poi, soprattutto, anche negli apparati di polizia c'è un problema di fedeltà: «Oggi - afferma il procuratore - capiamo perchè, per anni, le indagini in determinate zone non hanno prodotto nulla. È chiaro che si tratta di un settore sul quale intervenire: con la cautela che il caso richiede ma senza alcuna accondiscendenza». 

LA MAPPA DEI CLAN COLPITI - Nel suo intervento Borrelli si è soffermato sulle nuove geografie criminali nel distretto di Catanzaro, sulle scelte operative nel contrasto alla 'ndrangheta: «Su Cosenza – ha spiegato - abbiamo colpito pesantemente il clan Lanzino, con l'operazione Terminator IV e siamo riusciti a trarre in arresto un pericoloso latitante, Francesco Presta. Su Paola abbiamo completato un lavoro di portata decennale con l’operazione Tela del Ragno.

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Su Soverato abbiamo praticamente azzerato la cosca Procopio–Sia–Lentini. E soprattutto, su Lamezia, siamo riusciti ad intervenire in maniera efficace, dopo molti anni, sulla cosca Giampà, che aveva un pieno controllo del territorio. Anche su Vibo, dove le indagini sono state più complesse, abbiamo conseguito significativi risultati. Le ordinanze cautelari sui Soriano e sul locale di Gerocarne, seppure non hanno riguardato gruppi egemoni, hanno comunque offerto un sollievo significativo a una popolazione sottoposta, da parte di queste organizzazioni, ad ogni tipo di angheria e sopruso. Ovviamente molto resta da fare. Ma siamo fiduciosi». 

QUELLE INTERCETTAZIONI MAI ASCOLTATE - Circa invece al capitolo risorse, uomini e mezzi Borrelli ha speso particolari parole d'elogio per «l’eccezionale lavoro svolto dalla Squadra Mobile, dal Ros, dal Gico e dalla Dia di Catanzaro» e per «il nucleo investigativo dei Carabinieri di Vibo Valentia che - ha puntualizzato - sta producendo, in condizioni decisamente surreali in quanto a forze a disposizione, risultati che non esito a definire eccezionali». Questo, ha aggiunto Borrelli, è la prova che la questione degli organici «non è solo un problema di quantità».

E in quanto alle inefficienze, il procuratore aggiunto ne ha elencate alcune: «La lotta alla mafia si fa creando strutture e non facendola dipendere da singoli ufficiali di polizia giudiziaria che possono cambiare nel tempo e che, comunque, assicurano prodotti di livello qualitativo approssimativo». Ancora: «Mi è sembrato francamente incredibile scoprire che complesse indagini si chiudessero senza che il materiale intercettivo fosse stato pienamente sviluppato e analizzato. Questo ha comportato la perdita irreparabile di fonti di prova di cui nessuno conoscerà mai l’importanza»

ORA TOCCA ALLA GALASSIA DEI COLLUSI - «Nel corso del prossimo anno – ha concluso Borrelli, sbilanciandosi per quanto possibile sulle strategie operative per il futuro - ci proponiamo di incassare i risultati di tre anni di investigazioni. Siamo in possesso di risultati investigativi che vanno ora tradotti in richieste, ma ciò deve essere fatto bene e senza fretta, perchè il principio sul quale ci siamo mossi dall’inizio è stato quello di evitare"'operazionI" che dopo venti giorni vedono gli arrestati ritornare in libertà, acquisendo, anche nei confronti della popolazione, un’aura di impunità ed ulteriore capacità di intimidazione. In questi anni ci siamo concentrati sulle organizzazioni di maggior potenza criminale. Ora dovremo dedicarci a quelle satelliti, ma soprattutto investigare sui rapporti della criminalità organizzata con la società civile, scoprendo le contiguità con l’imprenditoria e le professioni. Il principio che intendiamo affermare è che se si collude con i mafiosi non si può pretendere di essere poi trattati come non mafiosi». 

Redazione Web

 

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