Salta al contenuto principale

Chiusa l'inchiesta sui falsi esami

All'Unical sono 75 le persone indagate

Calabria
Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
Il tribunale di Cosenza
Tempo di lettura: 
3 minuti 10 secondi

COSENZA - Sono 72 le lauree in lettere e filosofia che l’Università della Calabria dovrà provvedere ad annullare perchè conseguite attraverso falsi esami. È quanto è emerso dall’inchiesta della Procura di Cosenza che stamane ha provveduto ad emettere l’avviso di conclusione delle indagini. Gli indagati sono 75 indagati: 72 laureati, appunto, e poi un tutor e due dipendenti amministrativi dell’Università della Calabria. Dal marzo del 2011 gli inquirenti hanno acquisito i fascicoli personali di circa 7000 studenti laureatisi dal 2004 al 2011. L'esame della documentazione, è scritto nell’avviso di conclusione delle indagini, ha consentito di accertare una vera e propria «organizzazione criminale composta da personale amministrativo e studenti finalizzata al conseguimento fraudolento del titolo di studio in lettere e filosofia». Nei mesi scorsi la facoltà di Lettere ha già preannunciato che si costituirà parte civile.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE
NEL FASCICOLO AD AGGIORNAMENTO DINAMICO
SULL'OPERAZIONE CENTODIECI E LODE

L'ATENEO TUTELA LA SUA IMMAGINE - Il rettore dell’Università della Calabria, Giovanni Latorre, in una nota esprime «piena fiducia nell’operato della magistratura, ma anche l’auspicio che le ipotesi di accusa, rivolte a studenti e amministrativi dell’Ateneo, possano essere chiarite dai diretti interessati». Latorre «conferma anche in questa circostanza – è scritto in una nota – quanto già anticipato all’inizio della vicenda, vale a dire che, nell’eventualità di sviluppi dell’indagine lesivi dell’Ateneo, l’Unical procederà con determinazione alla tutela della propria immagine e del proprio prestigio accademico ed istituzionale nei modi e nelle forme previsti dalla legge». Nell’indagine chiamata "Centodieci e Lode", l’Università della Calabria è rappresentata e difesa dall’avvocato Ninì Feraco, del Foro di Cosenza.

LE ACCUSE DELLA PROCURA - Il sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Tridico, contesta agli indagati, a vario titolo, i reati di falso e introduzione abusiva nel sistema informatico dell’Ateneo. Le indagini hanno avuto inizio dopo la denuncia del preside della facoltà di lettere e filosofia, Raffaele Perrelli, che fu informato che un docente della sua facoltà, Roberto Bondì, non aveva riconosciuto come sua la firma apposta in uno degli statini inseriti nel fascicolo di un candidato in una seduta di laurea. Nel corso delle indagini è stato sequestrato un ingente quantitativo di materiale e sono state compiute numerose consulenze grafologiche che hanno portato alla luce un complesso sistema di "collaborazione" per "agevolare" l’iter accademico di studenti «ansiosi di giungere al conseguimento della laurea, senza compiere alcuno sforzo».

Le notifiche dell’avviso di conclusione delle indagini hanno avuto inizio stamane ed ora gli indagati hanno a disposizione 20 giorni per chiedere alla Procura di essere sentiti oppure per presentare memorie difensive. L’inchiesta sui falsi esami alla facoltà di Lettere ha portato a scoprire un sistema che era diffuso in tutto l’Ateneo. La Procura, infatti, da alcuni mesi sta effettuando accertamenti e verifiche su sette facoltà. Nel luglio scorso sono stati acquisiti gli atti relativi alle lauree conseguite dal 2008 al 2011. C'è anche chi è riuscito a dare sette esami in un giorno, superandoli tutti brillantemente con un bel trenta e lode, filando via verso la laurea conseguita, naturalmente, con il massimo dei voti. È una delle vicende ricostruite dalla Procura della Repubblica di Cosenza nell’avviso di conclusione delle indagini per i falsi esami alla facoltà di lettere dell’Università della Calabria.

IL MECCANISMO DELLA TRUFFA - Il sostituto procuratore Antonio Tridico ha sequestrato oltre 20 mila atti attraverso i quali ha ricostruito minuziosamente le modalità con le quali gli studenti riuscivano ad attribuirsi gli esami pur non avendoli mai sostenuti. Il meccanismo utilizzato era semplice: si fotocopiava uno statino già utilizzato, si sostituiva il nome dello studente che aveva realmente sostenuto l’esame, si apponeva la firma del docente, con quest’ultimo ignaro di tutto, e si inseriva nel fascicolo del futuro laureando. Su alcuni documenti è stata trovata anche la firma di qualche docente che ormai non insegna più da anni nell’Università della Calabria.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?