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L'assessorato lombardo «funzionale ai boss» Zambetti resta in cella: potrebbe fuggire

Calabria
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MILANO – «Proprio l’elevato numero di preferenze conseguite ha consentito a Zambetti di ottenere l'assessorato "alla casa", funzione evidentemente ritenuta strategica dalle famiglie calabresi per il controllo del territorio». Lo scrivono i giudici del Tribunale del Riesame di Milano nel provvedimento con cui hanno confermato il carcere per Zambetti, l’ex assessore regionale arrestato lo scorso 10 ottobre con l’accusa di voto di scambio con la 'ndrangheta.   Nell’ordinanza i magistrati hanno sottolineato che «l'analisi delle preferenze ottenute da Zambetti nelle elezioni degli anni 2000, 2005 e 2010 rappresenta soltanto un elemento di contorno – che indubbiamente si può prestare a letture differenti – ma che non è tale da superare l’evidenza rappresentata dai gravi indizi» a suo carico.

«Quel che è certo – proseguono i giudici – è che Zambetti ha aumentato considerevolmente i voti ottenuti nelle competizioni elettorali del 2010, pur a fronte di seggi in cui ha ottenuto meno preferenze rispetto al 2005», come ha riferito Sergio Garavaglia capogruppo del Gruppo Consiliare "PdL – Noi per Ossona" nel comune alle porte di Milano, sentito come testimone dagli inquirenti lo scorso 12 ottobre.    Garavaglia quel giorno aveva anche messo a verbale di essersi rifiutato di partecipare con il suo gruppo a una cena elettorale a sostegno della candidatura di Zambetti organizzata direttamente da Costantino (per i pm il presunto boss anche lui arrestato, ndr) ed ha poi ulteriormente sottolineato – annota il Tribunale – che all’esito delle elezioni, pur rimanendo nel Pdl con riferimento all’area democristiana, aveva deciso di separarsi da Zambetti, di cui evidentemente non condivideva alcune scelte».   

«Si tratta, ad avviso del collegio, – prosegue il provvedimento – di elementi alquanto sintomatici che rendono poco credibile l’ipotesi difensiva secondo cui Zambetti non si era reso conto della provenienza e della caratura dei personaggi con cui stava trattando».

Per Zambetti, comunque, il collegio ritiene che «a fronte di una pena irroganda che si prevede non particolarmente mite, Zambetti potrebbe anche servirsi delle disponibilità economiche che ha dimostrato di possedere nella compravendita dei voti per sottrarsi all’esecuzione della pena». 

Inoltre, «benchè sia incensurato, sussiste un concreto pericolo di reiterazione di analoghe condotte criminose atteso che, da un lato, l’associazione mafiosa è ancora operante e attiva e che, dall’altro, la rete di conoscenze costruita nel corso degli anni dall’esponente politico – che fino a oggi si è avvalso della facoltà di non rispondere – appare ancora estesa e influente». In un altro passaggio dell’ordinanza, i giudici sottolineano che «non risultano prospettati elementi significativi nè a sostegno della testi della rescissione dei legami con l’organizzazione nè, a monte, della dissoluzione dell’organizzazione 'ndranghetista». 

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