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Tela del ragno, 3 prosciolti e 2 stralci

Per gli altri imputati si avrà il giudizio

Calabria
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PAOLA – A fronte di 77 indagati sono stati soltanto tre i proscioglimenti decisi dal Gup distrettuale al culmine dell’udienza preliminare di Tela del Ragno, la maxioperazione curata dalla Dda di Catanzaro nell’ambito della quale, a fine marzo dello scorso anno, furono emessi ben 63 ordini d’arresto a carico di picciotti e capoclan del Tirreno cosentino. Per impedimenti non sono state discusse davanti al Gup soltanto le posizioni di due indagati, Giovanni Abbruzzese e Vincenzo La Rosa, rinviate al prossimo 28 marzo. Riepilogando, come si evince dallo schema, 28 dei 75 imputati saranno giudicati con il rito abbreviato a partire dal prossimo 12 aprile.

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SULL'OPERAZIONE TELA DEL RAGNO

Ricordiamo che si tratta della procedura che in caso di condanna comporta la riduzione di un terzo della pena. I 17 accusati di omicidio dovranno presentarsi invece il prossimo 6 giugno davanti la Corte d’assise di Cosenza. Per gli imputati accusati soltanto di associazione mafiosa e reati minori, infine, il processo inizierà dinanzi al Tribunale di Paola il prossimo 29 settembre. Ricordiamo che gli indagati di Tela del Ragno, diventati “imputati” perché rinviati a giudizio, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione, usura, porto abusivo di armi, munizionamento e materiale esplodente. Il pubblico ministero, nei giorni scorsi, aveva chiesto il proscioglimento di Francesco Loizzo e Alessio Natale, accolto per entrambi, a cui il giudice ha aggiunto quello di Giovanni Neve, accusato di associazione mafiosa, ma il Gup non ha rilevato il reato. Per l’accusa sarebbe appartenuto al clan Serpa – Besaldo – Tundis – Bruni. Gli indagati prosciolti sono stati difesi dagli avvocati Giuseppe Bruno e Roberto Loscervo.

Intanto c’è un pentito di Lamezia Terme, Giuseppe Giampà, di 33 anni, che intende diventare collaboratore di giustizia, il quale, sollecitato dal Pm della Dda Elio Romano, ha fornito dei particolari, tutt’altro che stravolgenti, sull’omicidio di Luigi Sicoli, avvenuto ad Amantea il 27 maggio del 2000, secondo l’accusa ordito dal boss Tommaso Gentile ed eseguito da Giacomino Guido.

Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni: “Conosco Tommaso Gentile personalmente dal 2003 o comunque da quando hanno fatto il porto in Amantea. Per come mi chiedete conosco un soggetto a nome Guido di Amantea ma ora non riesco a focalizzare bene la figura di tale persona; comunque se il soggetto di cui mi chiedete è quello che io conosco come nominativo anche se non personalmente, dovrebbe trattarsi di un personaggio che in passato era interno al gruppo di Gentile e che successivamente nel 2009/2010 ha subito un danneggiamento alla propria autovettura marca Mercedes a mezzo colpi di pistola, per questioni legate al traffico di sostanze stupefacenti; se si tratta dello stesso soggetto dovrebbe anche essere in buoni rapporti con Trovato Franco presso il quale mi risulta che condusse la propria autovettura per la riparazione a seguito del predetto danneggiamento; per come mi chiedete in ordine a Besaldo Pasqualino, soprannominato il "Professore" come mio padre, so che era un amico di mio zio Bonaddio Vincenzo il quale me ne aveva parlato bene dicendomi che era una persona di rispetto in Amantea, ma non so essere più preciso sui rapporti di affari eventualmente esistenti tra i due; per come mi chiedete nel periodo in cui è avvenuto l’omicidio di cui mi avete due sto notizie, vi era un rapporto di conoscenza tra gli esponenti di spicco dell’allora cosca unitaria Cerra – Torcasio – Giampà con i Gentile di Amantea, però non ho mai sentito parlare di questo omicidio Sicoli; ora comunque mentre vi sto rispondendo mi viene in mente che in Amantea l'unico omicidio di cui ho cognizione e ricordo è quello avvenuto, in quel periodo dell’anno 2000 grossomodo, sul lungomare di Amantea da parte di due soggetti su un ciclomotore ai danni di una persona, omicidio che nel tempo, attraverso i discorsi fatti con il nipote di Gentile Tommaso a nome Giuseppe e con quel Natale di cui ho già parlato, sapevo essere riconducibile al gruppo di Gentile Tommaso in qualità di mandante; aggiungo che il Giuseppe, nipote di Gentile Tommaso, con cui io ho avuto rapporti legati allo stupefacente ha un fratello che so essere maggiormente predisposto alla commissione di azioni omicidiarie; voglio altresì aggiungere, in relazione a quel soggetto a nome Guido di cui mi avete chiesto, che se si tratta della stessa persona che io conosco sempre nominativamente, lo stesso era stato indicalo da Natale come colui che mi avrebbe dovuto restituire la somma di 5 mila euro relativa a un debito che il Natale aveva con me sempre legato allo smercio di sostante stupefacenti (del tipo cocaina, che io avevo ceduto per un quantitativo di 300 grammi, al soggetto a nome Natale che a sua volta in parte la cedette al predetto Guido), soldi che lo stesso Natale mi disse che mi avrebbe restituito Guido al posto suo in quanto Natale in quel periodo già sapeva che sarebbe rientrato in carcere nell’ambito del procedimento relativo al porto di Amantca in cui era stato arrestato insieme a Tommaso Gentile; secondo gli accordi, il Guido avrebbe dovuto portare i soldi presso il ristorante “Vesuvio” a Malvaggio Bruno, ma in realtà ciò non avvenne; al che io mi misi in contatto con il nipote di Tommaso Gentile a nome Giuseppe, per cercare di risolvere la situazione e lo stesso per tutta risposta mi disse che poiché tale Guido oramai era inviso al loro gruppo, se avessi voluto, avrei potuto aiutarli ad eliminarlo; ma mi rifiutai dicendo che per 5 mila euro non si ammazza una persona; aggiungo che se me l'avessero chiesto come cortesia svincolata dal motivo economico probabilmente avrei accertato di aiutarli nell’eliminazione del predetto soggetto”.

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