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Faida di Gioia Tauro, nuovo arresto

Priolo in manette per tentato omicidio

Calabria
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Giovanni Priolo
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GIOIA TAURO –  Giovanni Priolo, 57 anni, è stato arrestato dalla Polizia a Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, per il tentato omicidio di Giuseppe Brandimarte. L’uomo è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta dal primo dirigente Gennaro Semeraro, e dagli investigatori del commissariato di Gioia Tauro, diretto dal vice questore aggiunto Angelo Morabito, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Palmi su richiesta della locale Procura, diretta dal procuratore Giuseppe Creazzo. Giovanni Priolo è accusato di tentato omicidio e violazione della legge sulle armi in concorso con altri soggetti. I dettagli dell’operazione, denominata «Lowland Fear» sono stati illustrati questa mattina in Questura alla presenza del Questore Guido Longo. Con l'arresto di Giovanni Priolo gli investigatori sono convinti di avere messo la parola fine alla faida di Gioia Tauro, scoppiata tra le famiglie Brandimarte-Perri e Priolo.

A Giovanni Priolo viene contestato il tentato omicidio di Giuseppe Brandimarte commesso a Gioia Tauro il 14 dicembre 2011, che sempre secondo l’accusa sarebbe stato commesso da Giovanni Priolo insieme ad altre due persone, successivamente uccise: si tratterebbe di Giuseppe Priolo e Francesco Bagalà. Di prima mattina, il 14 dicembre 2011, un commando esplose numerosi colpi di pistola e di fucile contro Brandimarte, che all’interno della sua autovettura si trovava all’interno del piazzale attiguo alla struttura Cefris sulla Statale 111. Sebbene gravemente ferito, la vittima designata riuscì a salvarsi. L’evento è stato inquadrato dagli investigatori come una vendetta eseguita dalla famiglia Priolo contro quella dei Brandimarte, per vendicare la morte di Vincenzo Priolo, figlio dell’odierno arrestato. Giuseppe Brandimarte è fratello di Michele, zio di Vincenzo Perri, quest’ultimo condannato in abbreviato a 18 anni di reclusione per l’omicidio di Vincenzo Priolo. Quest’ultimo delitto, avvenuto l’8 luglio 2011, segnò l’avvio della faida tra le due famiglie, dando luogo a una serie di fatti delittuosi che hanno gravemente turbato la cittadina della Piana. 

Nel dettaglio la faida di Gioia Tauro, per quanto riguarda gli attacchi subiti dai Priolo, ha seguito questa scansione. Il 26.02.2012, veniva assassinato in Largo Trieste Giuseppe Priolo (cl. 60), zio di Vincenzo Priolo, con diversi colpi di fucile calibro 12 caricato a pallettoni e pistola, esplosigli contro da ignoti mentre si accingeva a fare ingresso all’interno di una tabaccheria. Il secondo atto della faida è avvenuto il 7.09.2012 quando ignoti danneggiavano il distributore di carburante “IP” presente in piazza IV novembre mediante la deflagrazione di un ordigno esplosivo. La struttura era gestita da Vincenzo Priolo ucciso in un agguato in data 08.07.2011. Inoltre, nell’abitazione adiacente il distributore risulta essere residente Maria Rita Priolo, nata il 26.05.1986 sorella di Vincenzo, sposata con Girolamo Piromalli detto “Mommo”, considerato boss dell’omonima cosca mafiosa, oggi detenuto. Il terzo passaggio della faida si è avuto il 26.12.2012, quando Francesco Bagalà, considerato sodale di Priolo veniva ucciso in via Sarino Pugliese. L’11.01.2013, poi, ignoti collocavano un ordigno esplosivo costituito da circa 400 gr. di tritolo su cui erano innestati due detonatori del tipo usato per le cave, collegati ad un apparato ricevente che poteva attivare l’esplosivo tramite radiocomando, presso l’abitazione di Giovanni Priolo, padre di Vincenzo e fratello di Giuseppe entrambi assassinati. L’arresto di Giovanni Priolo, da ritenersi soggetto dalla qualificata personalità delinquenziale, da sempre ritenuto facente parte della criminalità organizzata locale e segnatamente alla cosca Piromalli, suocero di "Mommo" Piromalli, per gli inquirenti, è da ritenersi l’atto conclusivo della faida. 

Infatti, il 29 aprile scorso sono stati arrestati anche gli esponenti della fazione avversa cioè quella dei Brandimarte ed in particolare:  Giuseppe Brandimarte (cl. 71), Antonio Brandimarte (cl. 63), Vincenzo Brandimarte (cl. 84), Davide Gentile (cl. 89), Antonino Rottura (cl. 75), Santo Vincenzo Rottura (cl. 69). Tutti ritenuti responsabili del delitto di omicidio in concorso di Giuseppe Priolo da considerarsi elemento di qualificata pericolosità sociale

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