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Antenne televisive sequestrate a Vibo Valentia: partono tre avvisi di garanzia, uno anche per Mediaset

Calabria
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal maggio 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - Lunedì scorso l'apposizione dei sigilli alle quattro antenne radiotelevisive site nella parte alta di Vibo Valentia (LEGGI). Oggi quel provvedimento non solo è stato convalidato dall'autorità giudiziaria ma la stessa ha anche emesso un avviso di garanzia per tre persone: si tratta degli amministratori delegati di Tower Tel, Rete Sud e Mediaset, quest'ultima di proprietà della famiglia Berlusconi e gestita dal figlio Piersilvio.

Nuovi sviluppi dunque nell'inchiesta condotta dalla sezione Ambiente e Territorio e dal Corpo forestale che operano presso la Procura di Vibo che agli ordini dei comandanti Giuseppe Colloca e Francesco Fedele hanno riscontrato delle gravi violazioni in materia ambientale e non solo. Sono infatti emerse irregolarità relative alla normativa in materia di lavoro in considerazione dello stato dei luoghi. Altre contestazioni riguardano il getto illegale di oggetti (le onde elettromagnetiche) e la legge urbanistica che non sarebbe stata rispettata.

I ripetitori in questione appartengono a Mediaset (uno), ad Rete Sud (uno) e Tower Tel (due). Per il secondo c'è un'ordinanza di demolizione a firma dell'ufficio tecnico del Comune di Stefanaconi mentre per gli altri c'è una richiesta di condono che giace nei cassetti del Comune, rappresentato sul luogo dall'architetto Fortunato Griffo, mentre altre hanno ottenuto la sanatoria.

I rilievi sono stati effettuati più volte dall'Arpacal che ha rilevato come le emissioni di di onde elettromagnetiche fossero quasi il doppio rispetto ai limiti consentiti per legge e a dare un'eccellente alle indagini sono state le numerose denunce del comitato civico che sta conducendo una battaglia da anni. Ad emettere gli avvisi di garanzia per le ipotesi di reato citate in precedenza è stato il pm Claudia Colucci.

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