Salta al contenuto principale

Bufera "Calabria verde", soldi per la casa del direttore, fondi sicurezza territorio usati per pagare gli stipendi

Calabria
Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
La conferenza stampa di Procura e Guardia di finanza
Tempo di lettura: 
3 minuti 52 secondi

CATANZARO - I finanzieri del Comando Provinciale di Catanzaro, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, hanno eseguito cinque misure cautelari nei confronti di dirigenti, funzionari e consulenti della società “Calabria Verde”, indagati a vario titolo per reati contro la pubblica amministrazione. 

Nell'indagine del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro sono coinvolti il direttore generale di "Calabria verde", Paolo Furgiuele, finito in carcere; Alfredo Allevato, direttore del terzo settore, anch'egli in carcere; Marco Mellace, ai domiciliari, direttore dell'economato; Antonio Errigo, interdizione dal pubblico servizio, ed ex dirigente di segreteria; Gennarino Magnone, consulente, per il quale è stato disposto l'obbligo di dimora.

Le persone coinvolte sono indagate a vario titolo per abuso d'ufficio, peculato, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale e minacce a pubblici ufficiali. L'ordinanza cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Perri, su richiesta del procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e del sostituto procuratore Prontera.

Allevato avrebbe minacciato un capo cantiere per convincerlo a pagare degli avanzamenti dei lavori, per opere che in realtà non erano state eseguite. 

FONDI PER GLI STIPENDI

Grazie alle indagini della guardia di finanza sono stati riscontrati illeciti nella gestione di un progetto comunitario con fondi per ottanta milioni di euro, sui complessivi 102 milioni, stanziati per la messa in sicurezza dei corsi d'acqua e per i rischi di frane in Calabria. I fondi sarebbero stati, invece, utilizzati per altri scopi, compreso il pagamento degli stipendi e dello straordinario al personale.

Un tema particolarmente delicato, quello dei fondi per il dissesto idrogeologico. Pochi giorni fa, era stato lanciato un appello da parte della Protezione civile per procedere alla pulizia dei corsi d'acqua, indispensabile per evitare catastrofi (LEGGI L'ARTICOLO), mentre i Comuni avevano evidenziato di non avere disponibilità di fondi per questi interventi (LEGGI). Fondi che, secondo questa indagine della guardia di finanza, erano stati invece dirottati per altri pagamenti. 

I LAVORI DI CASA

Il direttore generale della società, inoltre, avrebbe fatto eseguire alcuni lavori di ristrutturazione della propria casa utilizzando operai che risultavano in servizio a "Calabria verde" e mezzi della stessa società. Inoltre, sarebbe stato acquistato materiale per questi lavori attraverso i soldi dell'ente per un danno complessivo, secondo l'inchiesta, di 33mila euro. Gli operai sarebbero saliti sui mezzi aziendali con il materiale che doveva essere utilizzato per la ristrutturazione della sede di Calabria verde di Paola, ma utilizzato per la casa di Furgiuele.

L'INCARICO ALL'AMICO

Nell'indagine anche l'incarico conferito ad un amico del direttore generale. Si tratta di un incarico nella qualità di dottore agronomo per 30mila euro, che sarebbe stato affidato ad un agrotecnico che avrebbe incassato 17mila euro della parcella senza che avesse i titoli e nonostante all'interno della stessa società vi fossero diciotto dipendenti con la qualifica e i titoli necessari. 

LE INDAGINI SULLA SOCIETA'

La società è al centro di diverse indagini per le gestioni passate. Lo scorso mese di aprile la guardia di finanza acquisì la rendicontazione relativa all’utilizzo dei fondi Por Calabria 2007-2013, compresi gli stati di avanzamento dei lavori, relativi agli interventi di messa in sicurezza degli alvei dei fiumi e per la mitigazione del rischio frane (LEGGI LA NOTIZIA). L'obiettivo delle indagini era quello di accertare, in particolare, se le somme erogate con i fondi Por fossero state utilizzate effettivamente per gli scopi cui erano destinate.

Un secondo filone di indagini, invece, coinvolge oltre a "Calabria verde" anche alcuni dirigenti della Regione. In questo caso, gli accertamenti del Corpo forestale riguardarono l'utilizzo del patrimonio boschivo (LEGGI).

GRATTERI E LA FORESTAZIONE

«In 30 anni nulla sembra cambiato nella gestione della forestazione calabrese». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri illustrando i risultati dell’inchiesta su Calabria Verde.

«La mia prima indagine quando ero giudice istruttore a Locri - ha raccontato il magistrato - riguardava proprio la forestazione. Emersero illeciti e clientele che portarono anche all’arresto dell’allora vicepresidente del consiglio regionale. Con questa nuova indagine mi sono reso conto che nulla è cambiato. Negli indagati di oggi rivedo la stessa arroganza e sicurezza dell’impunità».

«Noi non siamo chiamati a dare giudizi etici - è stato il commento del procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri - ma dobbiamo individuare fatti penalmente rilevanti. Ebbene quello che è emerso durante le indagini è sconcertante con un utilizzo spregiudicato di fondi pubblici. L’inchiesta rappresenta solo un primo step di un’indagine più ampia». Il colonnello della Guardia di finanza Carmine Virno ha invece sottolineato come la gestione dei vertici di Calabria Verde abbia prodotto «un danno di circa 80 milioni di euro alle casse della Regione. L’ente infatti non potrà rendicontare alla commissione europea e i soldi già spesi resteranno quindi in carico alla Regione».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?