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Sedici arresti a Reggio Calabria: sono tutti collegati alla cosca di 'ndrangheta dei Condello FOTO

Calabria
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ROMA - I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di 16 affiliati all’associazione 'ndranghetista dei Condello-Imerti.

 

L’operazione è legata all’indagine che tre giorni fa ha portato all’arresto di altri 26 fiancheggiatori del latitante Domenico Condello, consegnato alla giustizia nel 2012 dal Ros dopo oltre 20 anni di ricerche.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili anche di numerose estorsioni nell’area metropolitana di Reggio. La custodia cautelare in carcere è scattata nei confronti di Sebastiano Fortugno, Fortunato Laganà, Antonino Riniti e Carmelo Araniti. Arresti domiciliari per Santo Buda e Francesco Scopelliti. Obbligo di dimora per altre quattro persone le cui iniziali sono M. S., B. M., G. F., e P. A..

Sottoposta a sequestro la clinica Nova Salus di Villa S.Giovanni di cui si sono accertate le ingerenze delle cosche di ‘Ndrangheta nella gestione e conduzione.

Le indagini condotte dal Ros sul conto della cosca Condello – che ha influenza anche nella zona di Villa San Giovanni per via dei collegamenti con i Buda/Imerti - si sono intersecate con quelle svolte dal Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria a carico del clan Zito - Bertuca, pure operante a Villa S. Giovanni e a Fiumara. Ciò in ragione della accertata interazione tra i due schieramenti a causa delle criticità insorte, in ordine alla suddivisione delle attività estorsive.

Le indagini hanno così messo in luce la presenza, nell’area villese, di una forte pressione estorsiva e di un controllo criminale esercitato congiuntamente, da più cosche, in modo capillare. Situazione questa che può essere - secondo gli inquirenti - efficacemente riassunta nelle parole di Pasquale Bertuca che - nel corso di un colloquio in carcere intrattenuto con la sorella Felicia e con il nipote Vincenzo Sottilaro- invitava i familiari a riferire ad Alfio Liotta, soggetto incaricato della riscossione dei proventi estorsivi, di «non lasciare scampo a nessuno» con la precisazione di un imprenditore cui doveva rivolgersi che doveva «… essere il primo che glieli deve portare».

Il controllo esercitato sul territorio era così ampio e penetrante che gli esponenti delle consorterie mafiose - oltre a condizionare la vita economica del territorio villese, che l’avvio di iniziative economico/imprenditoriali doveva ricevere il placet degli esponenti delle varie cosche, i quali erano in grado di risalire agli autori dei furti in abitazione e di veicoli, dei danneggiamenti, e di attivarsi per la restituzione dei beni ai legittimi proprietari, anche dietro il pagamento di una somma di denaro.

Nel settore delle estorsioni, i rapporti tra le cosche Zito-Bertuca e quelle Condello-Buda-Imerti sono caratterizzati da logiche spartitorie dei proventi estorsivi che si sono dipanate non senza momenti di criticità derivanti dalla duplicazione delle richieste estorsive tali da determinare, in alcuni casi, incontri diretti tra i referenti dei due schieramenti. Particolarmente eloquenti sono ancora le parole di Pasquale Bertuca che, lamentandosi col fratello Vincenzo dell’eccessivo attivismo estorsivo del condelliano Andrea Carmelo Vazzana specificava che Alfio Liotta gli avrebbe dovuto riferire «… che le indagini sopra di noi non le può fare nessuno! Altrimenti glielo mando a dire con Mico! Perché… tutte le volte che hanno portato… una brioche se la sono mangiata pure loro!» specificando che, quando entravano nell’area di loro pertinenza, «gli devi dire che prima di andare a Cannitello devono “bussare” però!».

Nel complesso le attività di indagine hanno permesso di documentare ben 20 episodi estorsivi - consistiti nella pretesa di ingenti somme di denaro - in danno di numerose imprese operanti nei settori della raccolta dei rifiuti solidi urbani e delle costruzioni in generale/movimento terra, impegnate nello svolgimento di servizi ed opere sia private che di interesse pubblico, i cui proventi, sono stati suddivisi tra le predette cosche.

Infine le relazioni tra le suddette cosche nel campo estorsivo hanno conseguentemente consentito di delineare gli assetti associativi non solo delle cosche in questione, ma anche della cosca Garonfalo, operante nel limitrofo comune di Campo Calabro.

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