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Scritte ingiuriose a Locri, la condanna unanime

di istituzioni, forze sociali e sindacali: «Ignobili»

Calabria
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Una delle frasi rinvenute a Locri
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LOCRI (REGGIO CALABRIA) - Condanna unanime e solidarietà a don Luigi Ciotti ed a tutte le persone coinvolte nelle scritte ingiuriose comparse nella notte a Locri (LEGGI IL FATTO). Sono questi i sentimenti che emergono dalle diverse dichiarazioni rilasciate da ambienti politici, sindacali, istituzionali e della società civile.

La Cgil Calabria, attraverso il segretario generale, Angelo Sposato, esprime «indignazione e condanna per quanto avvenuto nell’arcivescovado della Locride, esprime solidarietà a Don Luigi Ciotti e a Monsignor Francesco Oliva, ed invita ad una reazione la società civile calabrese a partecipare domani a Locri contro la 'ndrangheta».

«Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Don Luigi Ciotti nel giorno dell’incontro a Locri con i familiari delle vittime di mafia contro il potere mafioso, dei suoi intrecci con la politica, con la massoneria e quella zona grigia che ne mantiene il collegamento - aggiunge - sono una boccata di ossigeno per la nostra regione. Parole chiare, forti, senza filtri, contro la mafia e la 'ndrangheta e che danno forza, vivacità a chi la 'ndrangheta la vuole combattere davvero. La Calabria ha bisogno come il pane di un movimento che parta dal basso, che si crei una rete di legalità che coinvolga le scuole, le associazioni del terzo settore, il sindacato, la parte sana di quella società civile che vuole e può fare di più per il risveglio delle coscienze sopite. Per fare ciò occorre una politica nuova, diversa da quella attuale, che combatta davvero la corruzione e la collusione, che fa meno convegni e che affermi ed applichi la legalità giorno per giorno. Le inchieste in corso contro la cosiddetta zona grigia da parte della Magistratura calabrese che mettono mani al controllo della spesa comunitaria ed alla gestione dei fondi europei e quelli sulla sanità sono la testimonianza che ci sono le condizioni per combattere un sistema di potere, trasversale, che negli anni ha messo in ginocchio la Calabria, togliendole le opportunità di sviluppo e di lavoro e rubandole il futuro. Per anni i cittadini calabresi non hanno mai saputo cosa hanno prodotto miliardi di fondi comunitari, chi li ha presi, come e dove li ha spesi, quanti posti di lavoro hanno prodotto. È arrivato il tempo della chiarezza e della trasparenza. La Cgil Calabria - è scritto nella nota - che ha sempre denunciato le storture sulla programmazione e gestione dei fondi di coesione ritiene utile una operazione verità e trasparenza, nonché un’indagine a tutto campo anche della commissione antimafia su tutta la spesa che va dal 2000 al 2016, altrimenti è pronta ad uscire dai comitati di sorveglianza che servono a poco o niente. Abbiamo chiesto al governo centrale e regionale strumenti idonei ed efficaci per la tracciabilità della spesa per sapere chi prende i fondi, come li utilizza e quanti posti di lavoro determina e siamo pronti a sottoscrivere i protocolli di legalità con le clausole sociali per creare un piano regionale per il lavoro. Il potere mafioso si combatte se le istituzioni intervengono sul patrimonio dei mafiosi e possibilmente facciano la loro parte prima della Magistratura». 

Anche la Federazione nazionale della stampa italiana «esprime solidarietà a don Luigi Ciotti, all’associazione Libera e alle migliaia di cittadini che in questi giorni sono a Locri per contrastare mafie e corruzione». Lo affermano, in una nota, il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, il segretario generale e il segretario aggiunto, Raffaele Lorusso e Carlo Parisi, e il delegato ai progetti per la legalità del sindacato dei giornalisti, Michele Albanese. «Il loro impegno, che ha ottenuto il sostegno e l’incoraggiamento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella -sottolineano-, ha scatenato l’ira e la rabbia di chi ha bisogno del buio e dell’oscurità per realizzare i propri loschi affari e tenere sotto scacco intere aree del Paese». 

 La presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, ha sostenuto: «Piena solidarietà a don Luigi Ciotti, al vescovo di Locri, ai volontari di Libera e soprattutto a tutti i familiari delle vittime di mafia che sono i veri bersagli di un messaggio chiaramente intimidatorio. Quella scritta è molto inquietante, perché compare il giorno dopo le parole del presidente Mattarella che ha rivolto un forte richiamo all’impegno di tutti e a prosciugare quella "zona grigia" abitata da chi non è mafioso ma non combatte l'illegalità o peggio si fa complice dei mafiosi».

«E' vero, per sconfiggere la 'ndrangheta ci vuole più lavoro ma non meno poliziotti o meno magistrati. Servono più Stato, più sviluppo, più cultura della legalità ma si deve respingere ogni atteggiamento giustificatorio», prosegue Bindi. "La 'ndrangheta e le mafie non possono mai essere giustificate. Assolutamente no, sarebbe gravissimo ed inaccettabile», conclude la presidente dell’Antimafia.

Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo e deputato calabrese di Alternativa Popolare, ha detto: «Gesti plateali come quello di questa notte - aggiunge - sono il sintomo di una sofferenza da parte della malavita rispetto all’azione dello Stato. Le coscienze si stanno risvegliando e loro ne hanno paura. Il lavoro è un’emergenza ma quello fornito dalla 'ndrangheta e dalla malavita organizzata non è la soluzione, come ha ben evidenziato vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva, perché ci renderebbe schiavi dell’illegalità e della prepotenza».

Dura anche la posizione del presidente della Commissione regionale contro la 'ndrangheta, Arturo Bova: «Il rinvenimento delle ignobili scritte sui muri del Vescovado di Locri non solo lascia sgomenti, ma è purtroppo la conferma di quanto la sottocultura mafiosa sia pervasiva e presente nella nostra società».  

«Messaggi inquietanti e abbietti come quelli lasciati nottetempo da qualche balordo - aggiunge Bova - non possono però in alcun modo scalfire il valore assoluto degli eventi positivi di questi giorni e sono convinto, ancora di più, che la presenza della società sana e perbene alla Marcia di martedì sarà ancora più forte e compatta».

Il coordinatore dei Centristi per l’Europa, Gianpiero D’Alia, ha dichiarato: «Le nuove minacce a Don Ciotti confermano quanto sia stato forte e importante il messaggio di legalità che il presidente Mattarella ha lanciato ieri a Locri al fianco dei familiari delle vittime e dell’associazione Libera. Passa anche da giornate come queste, non rituali ma di grande portata educativa, una lotta alla mafia efficace, nella quale il lavoro straordinario di magistrati e forze dell’ordine sia accompagnato da un lavoro culturale che deve riguardare cittadini, politica e mondo imprenditoriale con lo stesso grado di intensità. A Don Ciotti rinnoviamo la nostra affettuosa vicinanza e solidarietà». 

Emanuele Fiano, parlamentare del Pd, ha dichiarato: «Nell'esprimere la nostra solidarietà al Vescovado di Locri e a don Ciotti, condanniamo con forza l'atto intimidatorio di cui sono stati vittime. Le scritte apparse questa mattina a Locri sono una sfida allo Stato, alle Istituzioni democratiche e al sentimento nazionale. Una sfida che viene portata il giorno dopo la manifestazione in vista della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie, a dimostrazione dell'importanza che questa giornata riveste e di quanto sia importante fare terra bruciata alla criminalità organizzata. Noi saremo sempre e comunque contro le mafie e a favore della legalità». 

Anche il capogruppo del Pd in Commissione parlamentare Antimafia, Franco Mirabelli ha espresso solidarietà, sostenendo che «le scritte apparse sui muri dell’Arcivescovato di Locri rappresentano il tentativo evidente della 'ndrangheta, a poche ore dal duro discorso contro le mafie del presidente Mattarella, di ribadire la propria forza e il proprio radicamento in quel territorio».  

«Quelle scritte - prosegue Mirabelli - offendono lo stato e appaiono minacciose nei confronti di don Luigi Ciotti e dello stesso vescovo di Locri che proprio ieri ha denunciato il tentativo delle mafie di utilizzare le manifestazioni religiose per affermare il proprio controllo. Una iniziativa così esplicita e così diretta da parte della 'ndrangheta merita una risposta forte da parte dello Stato e di tutta la società civile. A don Ciotti e al vescovo di Locri non facciamo mancare vicinanza e solidarietà».

La segreteria regionale del Pd Calabria ha dichiarato: «L'azione di alcuni incivili non deve sminuire il valore di una grande giornata vissuta e interpretata in modo esemplare dalla comunità della Locride, che ieri ha accolto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con generosità, calore e carica di un desiderio di riscatto ed emancipazione che non possono e non devono essere oscurate dalle balorde mani che hanno imbrattato la sede del vescovado di Locri, in cui è ospite don Ciotti».

«Quanto accaduto stanotte, le offese e l’oltraggio della sede della diocesi - affermano dalla segreteria del Pd Calabria - rappresentano un fatto molto grave, che ci indigna e che avvalora ancor di più la straordinaria e forte testimonianza del presidente Mattarella fornita nella giornata di domenica».

La deputata Stefania Covello, della segreteria nazionale del Pd, ha affermato: «Le oltraggiose scritte che hanno imbrattato i muri di Locri testimoniano la necessità di non abbassare mai la guardia nei confronti della criminalità organizzata».

«Un segno pericoloso di sfida verso le Istituzioni - aggiunge - che sono chiamate a reagire. Le parole pronunciate ieri dal Presidente della Repubblica sono state dure e vere e, con un messaggio forte, non di circostanza. Parole che danno coraggio ad una terra che non vuole rassegnarsi alla prevaricazione criminale. Piena e assoluta solidarietà a Don Ciotti e alla Chiesa di Locri. La straordinaria partecipazione di ieri a Locri - conclude Stefania Covello - è stata la più autentica dimostrazione che lo Stato è più forte e può vincere questa guerra».

Parole durissime anche dal Coisp (Sindacato indipendente di polizia), con il segretario regionale generale Giuseppe Brugnano che ha dichiarato: «La mamma degli imbecilli è sempre incinta, ed in questo caso oltre ad essere imbecilli sono anche mafiosi e delinquenti. Le peggiori categorie che esistano». 

«Quella di Locri è la classica strategia della ‘ndrangheta che prova a ergersi a paladina dei diritti, quando invece è essa stessa la piaga che opprime lo sviluppo e la crescita di un territorio. Siamo davanti a gente ignobile – prosegue Brugnano – che per i propri squallidi interessi prova a condizionare la vita sociale di un territorio che deve liberarsi da certe catene. Siamo vicini a don Ciotti e a tutte le forze dell’ordine – ha concluso Brugnano – e con loro coloreremo Locri e tutta la Calabria con messaggi opposti a quelli apparsi oggi. Sui muri saremo i primi a scrivere ‘Locri libera, via la ‘ndrangheta dalla Calabria, fuori i mafiosi dal sistema solare!’».

I capigruppo M5s Vincenzo Caso e Michela Montevecchi e i parlamentari 5stelle in commissione Antimafia hanno affermato: «Esprimiamo piena solidarietà a don Luigi Ciotti e al vescovo di Locri per le scritte intimidatorie apparse questa mattina. Lo Stato deve essere sempre più presente in questi territori dove la 'ndrangheta è un flagello. Questo perché non è vero che la criminalità organizzata dà lavoro, al contrario toglie il lavoro ai cittadini onesti, impoverendo tutto ciò che tocca. Le mafie arricchiscono le tasche di pochi, creando miseria. Chi combatte la criminalità apre uno squarcio e permette di rendere più ricchi quei luoghi che riescono a ribellarsi al giogo mafioso». 

«Le scritte contro le forze dell’ordine e contro il rappresentante di una meritoria associazione come "Libera", don Luigi Ciotti, apparse sul muro della sede vescovile di Locri, offendono l’intera Calabria. Le condanno con fermezza, nella certezza che gli inquirenti faranno al più presto luce sulla vicenda, ed esprimo piena solidarietà a don Luigi, alle forze dell’ordine, a Libera e alla Curia di Locri». Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, che aggiunge: «Questo episodio è grave perchè si verifica all’indomani di un momento di alto valore e di significato non solo simbolico: la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Locri, città divenuta capitale del mondo che si ribella alle mafie. L’ho detto più volte e lo ribadisco: la Calabria ha bisogno di occupazione - conclude Irto - ma è proprio la 'ndrangheta a creare condizioni di bisogno e togliere il lavoro ai figli di questa terra».

«Sono gesti idioti ma è chiaro che la 'ndrangheta sta accusando il colpo. Le scritte sui muri di Locri sono un segnale di come le cosche e i loro affiliati temano la perdita del controllo del territorio. A Don Ciotti e Libera diciamo grazie, corriamo insieme verso la rinascita di questa terra». Lo afferma, in una dichiarazione, il sindaco metropolitano di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. «La 'ndrangheta in Calabria - aggiunge - fonda la sua forza sul controllo del territorio, offrendo a migliaia di persone afflitte dal bisogno una risposta sociale spesso più concreta di quella costruita dalle istituzioni, ponendosi quasi come una sorta di ammortizzatore sociale. Ai messaggi subliminali dell’antistato, che scrive sui muri "più lavoro meno sbirri", rispondiamo con la voglia di riscatto dei familiari delle vittime innocenti di tutte le mafie che ieri hanno accolto il Presidente Mattarella e con i sorrisi delle migliaia di ragazzi che domani coloreranno le strade di Locri. La Calabria - conclude Falcomatà - vuole rinascere. Chi vorrebbe tenerla nelle tenebre se ne faccia una ragione». 

«A Locri lo Stato, le associazioni, la società civile, hanno mostrato il volto di chi non si rassegna al condizionamento mafioso. La presenza del Presidente Sergio Mattarella ha inteso, anche con la sua storia personale e familiare, essere più di una testimonianza per assumere il carattere di un chiaro impegno politico per tutte le istituzioni democratiche». Lo sostiene, in una dichiarazione, la deputata del Pd Enza Bruno Bossio, componente della Commissione parlamentare antimafia. «Ieri a Locri - aggiunge - ho sentito più che mai l’orgoglio e la responsabilità di questo impegno come donna, come calabrese e come rappresentante di questa nostra terra. Le forze criminali hanno capito bene il messaggio. Le scritte inqualificabili fatte trovare oggi rappresentano il tentativo della 'ndrangheta di rivendicare la propria presenza e il proprio dominio sul territorio. Per questo non vanno sottovalutate». «Ha ragione il procuratore di Reggio Calabria, De Raho: è la 'ndrangheta che toglie il lavoro e strozza la Calabria, altro che gli "sbirri" o Don Ciotti e "Libera". Perché l’unico "lavoro" che bisogna eliminare in Calabria è quello dei mafiosi».

«A don Luigi Ciotti e al vescovo di Locri mons. Francesco Oliva va la mia solidarietà per l’ignobile attacco subito oggi con le scritte comparse su vari muri di Locri. Gesti vili, compiuti da chi nasconde dietro l’anonimato la pochezza e la volgarità delle proprie azioni. Si cerca di contrastare la voglia di cambiamento, di costruire senso civico e partecipazione per un futuro più degno per tutti. Ma non daremo loro la possibilità di farlo». Lo afferma il senatore del Pd Vannino Chiti. «Colgo l'occasione - aggiunge - per rivolgere la mia vicinanza e la mia adesione a Libera e Avviso pubblico che, per domani, promuovono a Locri e in altre 4000 località la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. La battaglia per la legalità ha bisogno di buone leggi, di un impegno senza tregua della magistratura e delle forze dell’ordine, ma anche di un profondo e costante lavoro sul piano culturale, educativo, simbolico. Il nostro no agli imbrattatori di Locri è la risposta di chi le mafie vuole spazzarle via e crede nel lavoro che nasce nell’economia legale e solidale».

«È la mafia, non certo gli sbirri, a togliere il lavoro e ad impedire lo sviluppo del Mezzogiorno. Chi pensa di usare la parola sbirro in modo dispregiativo sappia che per chi è impegnato nell’antimafia questo termine ha un’accezione positiva. A don Ciotti e a quanti sul territorio lavorano quotidianamente contro le mafie, attirando più strali che consenso, va il mio pieno sostegno». Lo afferma in una nota il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, commentando le scritte apparse stamani sui muri dell’arcivescovado di Locri, all’indomani della visita del Presidente Mattarella. «Il giorno della memoria - aggiunge - è un percorso progettuale che dura da anni e che mette in discussione anche l’egemonia culturale delle mafie. Le scritte dimostrano che questo lavoro dà molto fastidio alle cosche. Bisogna andare avanti seguendo il monito del Presidente della Repubblica, che ha chiamato tutto il Paese e le istituzioni all’impegno. Per farlo - conclude - è indispensabile che le istituzioni in particolare facciano leva sul lavoro e sui diritti sociali».

«Le scritte offensive e violente apparse sui muri di Locri la scorsa notte contro don Ciotti rappresentano un’offesa alla Calabria civile, laboriosa e democratica che vuole vivere nel rispetto della legalità e delle regole e sono il segno evidente che la presenza dello Stato sul nostro territorio dà fastidio». É quanto afferma, in una nota, il Presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, «il quale, appena appresa la notizia della comparsa delle scritte - é detto in un comunicato - ha immediatamente raggiunto telefonicamente don Ciotti, fondatore di «Libera» e il Prefetto di Reggio Calabria a cui ha ribadito con forza l’impegno della Regione a favore della legalità e contro ogni tipo di imposizione mafiosa ed ha espresso solidarietà, vicinanza ed impegno concreto al sacerdote, alla sua associazione e ai familiari delle vittime di mafia».

«Piccoli e squalificati gruppi di uomini che intendono mantenere la nostra regione sotto il ricatto della violenza, della minaccia e della paura - aggiunge Oliverio - non possono offuscare i valori e l’immagine di una terra operosa e accogliente come la nostra, amante della propria storia, della propria libertà e della propria dignità. La presenza del Capo dello Stato ieri e la grande manifestazione programmata per domani a Locri evidentemente hanno fatto saltare i nervi a chi non ama che si accendano i riflettori su una realtà come quella calabrese in cui la stragrande maggioranza delle persone è contro la 'ndrangheta ed è pronta a combatterla quotidianamente per debellarla definitivamente. E’ questa, infatti, la Calabria onesta e virtuosa che domani scenderà in piazza per stringersi intorno ai familiari delle vittime innocenti delle mafie per testimoniare al Paese e al mondo intero che solo una vita vissuta all’insegna della legalità e nel rispetto delle regole e degli uomini, può assicurare una speranza ed un futuro alla nostra regione e, soprattutto, ai giovani che vi vivono. Per questo motivo la Regione continua ad essere in prima fila nella battaglia a difesa della legalità e contro tutte le mafie».

«Ai calabresi e a tutti quelli che non vogliono rassegnarsi e cedere al ricatto e al sopruso della violenza e della intimidazione criminale - conclude il Governatore - rivolgo un appello forte ed accorato ad essere insieme a noi, domani a Locri, per testimoniare che la Calabria sta dalla parte di quanti, come don Ciotti, si battono per liberare questa terra e tutte le terre in cui la mafia, ogni tipo di mafia, cerca di imporre il proprio dominio e il proprio potere». 

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