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Aula occupata dagli studenti da un mese all'Unical

Carabinieri sollecitano lo sgombero della stanza

Calabria
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L'aula dell'Università della Calabria
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RENDE (COSENZA) - I carabinieri di Rende questa mattina hanno sollecitato lo sgombero dell’aula F4, al piano terra del cubo 18C dell’Unical, da più di un mese occupata e autogestita dagli studenti del progetto Azadi. È una delle aule che il dipartimento di Studi Umanistici aveva chiuso dopo i ripetuti atti vandalici e i raid notturni che avevano preso di mira il cubo 18C, rendendo di fatto molte aule inutilizzabili.

I carabinieri, insieme al direttore del Dipartimento Raffaele Perrelli, hanno chiesto di lasciare l’aula, per consentire – è stato spiegato – i lavori di ripristino, in vista della ripresa in autunno dell’attività didattica. I ragazzi, però, non hanno intenzione di lasciare la loro “aula studio liberata”.

«Ricordiamo all’intera comunità accademica e alla città che l’aula, solo qualche mese fa, versava in stato di degrado e abbandono. Sono stati proprio gli studenti, questa mattina criminalizzati e identificati, a sistemarla, pulirla, vivificarla con tutta una serie di lodevoli iniziative organizzate autonomamente. Ci meraviglia, altresì, che proprio quegli accademici che, pochissimi giorni fa hanno gridato allo scandalo e al sopruso per la gestione dell’ordine pubblico durante la visita del ministro dell’Interno Marco Minniti, oggi, invece, si avvalgano degli stessi identici mezzi, quelli del controllo poliziesco, per tentare di sgomberare un’aula studio autogestita, in modo impeccabile, da studenti provenienti da più Corsi di Laurea della nostra università».

«Non mi piace l’idea di contrapporre studenti e forze dell’ordine ma, nonostante ciò, alcune considerazioni vanno fatte – commenta Francesco Staino (Rinnovamento è futuro), rappresentante degli studenti nel Consiglio di Dipartimento di Studi umanistici – Nei mesi scorsi, anche partecipando alle assemblee di questo gruppo di studenti, ho spesso sentito parlare di "spazi chiusi" e "proprietà privata", ma devo dire che in qualche modo la "privatizzazione" dell'aula, se così vogliamo definirla, aveva visto soltanto un passaggio di proprietà. Con le chiavi dell’aula in possesso di pochi anonimi e l’aula studio che rimaneva inaccessibile fino alle 10 del mattino, la situazione non poteva certo dirsi idilliaca. Inviterei i colleghi che avevano a vario titolo partecipato all’occupazione e (auto)gestione dell’aula a farsi avanti con le proposte per riqualificare concretamente questo spazio e nel frattempo, a ripulire le pareti che sono state imbrattate nelle scorse settimane».

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