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La Calabria continua a bruciare, raffica di richieste di soccorso. E Oliverio chiede l'esercito

Calabria
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Uno dei roghi nel Parco della Sila
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COSENZA – Prima era emergenza, adesso è un vero e proprio disastro ambientale. Gli incendi continuano a mangiare ettari di boschi e costringono famiglie a lasciare le loro case, focolai teoricamente “sotto controllo” riprendono in maniera più o meno scientifica a bruciare senza sosta e buona parte dei polmoni verdi calabresi stanno andando in cenere.

Negli ultimi tempi si è cominciato a ragionare sulle lacune, dal problema della riorganizzazione della Forestale, a quello dei tagli indiscriminati anche all’interno dei nostri parchi nazionali. Sono tutte ipotesi che si rincorrono da giorni: questo disastro sarebbe anche alimentato da chi vuole “coprire” con le fiamme il taglio abusivo degli alberi. Una situazione limite che ha portato il presidente Oliverio a chiedere l’intervento delle Esercito, perché servono uomini e mezzi per frenare il disastro. Altrimenti si dovrà attendere la pioggia, che in terreni così dissestati e arsi potrebbe rappresentare un problema ulteriore e il caso di Scilla lo ha dimostrato ampiamente nel corso di questa estate.

I ROGHI – Nella giornata di ieri, già dal mattino, se ne contavano 45 di incendi sul territorio calabrese, in alcune situazioni le fiamme si sono anche pericolosamente avvicinate alle abitazioni. Sul posto sempre i Vigili del fuoco e il personale di Calabria verde. A Camigliatello silano, centro turistico nel cuore della Sila cosentina e località turistica montana di primo piano, il fumo ha letteralmente “abbracciato” l’intero centro. I roghi che hanno raggiunto Fago del Soldato sono generati su due fronti. Il primo da Celico e il secondo a Collelungo. Giovedì scorso si era resa necessaria l’evacuazione temporanea di alcune abitazioni. Le situazioni più critiche però sono sul Pollino, a Morano Calabro e Mormanno. Ieri il sindaco di Mormanno aveva lanciato la sua accusa ad un sistema di prevenzione che in sostanza non sta funzionando come si deve. La questione è chiara: sono dieci giorni ininterrotti di fiamme nell’area del Pollino, come spiega qui a fianco il presidente del Parco Mimmo Pappaterra. Poi ci sono Rose, San Pietro in Guarano, Celico ai piedi della Sila, dove ancora adesso si sta combattendo con mezzi da terra, per evitare che vadano distrutti altri ettari del Parco Nazionale. La situazione però nella tarda serata di ieri era davvero drammatica con le fiamme che hanno letteralmente distrutto un intero costone della Sila. I roghi hanno raggiunto i boschi di Montescuro. Sul mare anche Pietrapaola e Belvedere sono in emergenza. Rimane grave anche la situazione di Longobucco dove da dirca due settimane vengono appiccati incendi. In una di queste zone, proprio ieri, ha ripreso vigore un rogo che era stato messo in bonifica due giorni prima. Qualcosa non quadra. Sempre a Longobucco è stato appiccato un nuovo incendio su di un costone che sovrasta il torrente Ortiano. Segnalato e subito spento anche un rogo ai bordi della A2 all’altezza di Rogliano. Traffico rallentato per alcune ore.

VIGILI IN DIFFICOLTA’ – Solo nella provincia di Cosenza ieri i vigili del fuoco sono intervenuti in 15 zone, le più critiche, ma alle 20 di ieri ben 25 richieste di soccorso risultavano inevase. E’ stato chiesto anche l’intervento dei mezzi aerei, attualmente non disponibili. I canadair ieri, assieme ad un elicottero, hanno effettuato alcuni sorvoli, ma non è bastato. A Mormanno e Celico i vigili stanno lavorando con doppi turni, sacrificando tutto per spegnere questi incendi. Tutto questo mentre i precari scrivono chiedendo di “non essere lasciati a casa” in questo momento di estrema difficoltà.

IPOTESI ESERCITO – Ieri il presidente Oliverio ha scritto al ministero dell’Interno chiedendo l’intervento dell’esercito per tenere sotto controllo il territorio colpito.

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