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Scioglimento del Consiglio comunale di Cassano

Il ministro Minniti: «Rapporti tra politici e mafiosi»

Replica Papasso: «Solo un castello di sabbia»

Calabria
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Nella foto: 
L'ex sindaco Gianni Papasso
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COSENZA - Arrivano le motivazioni che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale di Cassano e a renderle note è lo stesso ministro dell'Interno Marco Minniti. Il lavoro della commissione di accesso insediata nel marzo 2017 (LEGGI LA NOTIZIA) dal Prefetto di Cosenza nel Comune di Cassano allo Ionio, spiega Minniti, «dà atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata e su forme di condizionamento degli stessi».

Le affermazioni sono contenute nella relazione al Presidente della Repubblica che ha portato, il 22 novembre scorso, allo scioglimento dell’Ente guidato dal sindaco Gianni Papasso del centrosinistra (LEGGI LA NOTIZIA). Minniti cita la relazione inviata dal Prefetto di Cosenza al Viminale nella quale si evidenzia «la continuità che ha caratterizzato la conduzione dell’ente negli ultimi tempi» e come «diversi esponenti dell’apparato politico e burocratico dell’ente, alcuni dei quali con pregiudizi di polizia, annoverano frequentazioni, ovvero relazioni di parentela o di affinità con persone controindicate o con elementi di sodalizi localmente egemoni. Frequentazioni e relazioni di natura analoga sono state riscontrate anche nei confronti di taluni sottoscrittori delle liste che hanno sostenuto il candidato alla carica di sindaco poi effettivamente eletto».

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«Riferisce inoltre il prefetto - scrive Minniti - che a febbraio 2016 il primo cittadino, insieme a personaggi di primo piano della consorteria territorialmente dominante, ha preso parte ai funerali di uno stretto parente di un soggetto contiguo a quella stessa consorteria. Nel 2016, in occasione di una seduta dell’organo consiliare, un consigliere comunale è intervenuto nella discussione concernente la confisca di un immobile riconducibile ad una famiglia malavitosa rendendo dichiarazioni di apprezzamento e stima nei confronti di un elemento della famiglia in questione».

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Nella relazione si parla poi di «innumerevoli anomalie ed irregolarità nell’attività gestionale dell’ente» e si cita il caso di alcuni terreni con annessi fabbricati acquisiti dal Comune nel 1989 e destinati in parte alla realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria ed in parte ad attività agricola, «occupati senza alcun titolo abilitativo e senza corresponsione di canone da soggetti legati da stretti familiari ad esponenti della 'ndrangheta».

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Inoltre nella relazione si parla della corresponsione di contributi assistenziali «sulla base di provvedimenti adottati dal sindaco in violazione del generale principio di separazione tra attività di indirizzo politico ed attività di gestione. L’amministrazione non solo non ha espletato alcun controllo in ordine all’effettiva condizione di indigenza dei beneficiari dei sussidi, ma ha anche omesso di determinare preventivamente i presupposti per la loro erogazione. Il prefetto segnala che tra i destinatari dei contributi figurano diversi sottoscrittori delle liste collegate al candidato sindaco risultato eletto, tra cui alcuni soggetti considerati contigui ai sodalizi territorialmente egemoni». Inerzie sono evidenziate nel settore edilizio, settore nel quale «si sono avvantaggiati esponenti di gruppi 'ndranghetisti o persone vicine ad ambienti criminali». Irregolarità sono segnalate anche nell’affidamento di lavori e servizi. 

Le replica dell'ex sindaco Papasso

Di tutt'altra opinione, ovviamente, l'ex sindaco Gianni Papasso per il quale lo «scioglimento del consiglio comunale: un castello di sabbia, un puzzle per cacciarmi dal Comune, una gravissima ingiustizia». Per Papasso «è triste, abominevole, soprattutto inquietante, che prima dei diretti interessati le motivazioni siano state 'passatè alla stampa», l’ex sindaco ritiene che le motivazioni sono «un castello di sabbia che sarà demolito senza nemmeno particolare impegno. Chissà quali sono le vere ragioni e motivazioni. Evidentemente, ero troppo ingombrante, davo troppo fastidio, mi sono opposto a tanti affari, con determinazione ho sgominato i 'gruppi di poterè che gestivano le sorti della città. Hanno tanto cercato, tanto indagato: l’unico atto di 'mafiosità' che mi si attribuisce è l’aver partecipato a un funerale».

Papasso precisa che «per cultura e senso di solidarietà, ha partecipato e partecipa quasi a tutti i funerali. Mi si addebita la partecipazione, insieme al altre centinaia di persone, al funerale di una anziana signora, che conoscevo da quando ero in fasce, con la quale avevo un diretto, personale rapporto. Preciso che in occasione delle esequie della povera signora non rivestivo nemmeno la carica di sindaco. Mi meraviglia il fatto che non siano stati segnalati altri rappresentanti politici presenti a qual funerale. Tra gli altri miserevoli addebiti - continua - mi si contesta che ho aiutato i 'poverì, con i cosiddetti contributi assistenziali. L’ho fatto e se ne avrò la possibilità continuerò a farlo. Per quanto concerne la vicenda dell’Hotel Sybaris, gli atti testimoniano la nostra limpida correttezza: il consigliere che ha reso dichiarazioni è un esponente della minoranza. Mi dispiace che chi ha redatto la relazione ha omesso di dire e scrivere che fui io stesso ad informare, delle stesse, il Prefetto e la competente Procura della Repubblica».

In conclusione per Papasso «è stata consumata una gravissima ingiustizia. Ne prendiamo atto. Ribadiamo, però, che difenderemo, non tanto noi, ma la città di Cassano da una terribile, inopportuna infamia, fino alla morte. I nostri avvocati sono già al lavoro per l’azione di difesa giudiziaria in tutte le sedi, sia amministrative che penali. Noi continueremo a camminare a testa alta, continuando ad amare, ancora più di prima, Cassano e i suoi cittadini».

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